Elezione bulgara per Gravina «Tempo scaduto, cambiamo»
L’obiettivo è far partire le riforme. Malagò: «Remate tutti nella stessa direzione» Format dei campionati e giustizia sportiva ai primi posti dell’agenda di governo
ROMA
«Il calcio non può più aspettare» dice Gabriele Gravina nuovo presidente della Federcalcio subito dopo che l’assemblea elettiva gli ha tributato un consenso mai raggiunto, il 97,2 per cento dei 485 votanti. Praticamente tutti. Finisce l’era del commissariamento di Roberto Fabbricini (troppi quattro anni e mezzo in venti anni fanno notare prima il presidente Coni Giovanni Malagò e poi il capo della Fifa Gianni Infantino) e adesso non ci sono più alibi per una Federazione da troppo tempo ammaccata.
Gli appelli alla fine della guerra per bande e ai veti incrociati stavolta hanno avuto esito positivo e le componenti della Federcalcio sono riuscite a confluire su Gravina candidato unico. Risultato scontato anche se in pochi si aspettavano un plebiscito costruito con pazienza dal nuovo presidente che ha sul tavolo una lista di riforme particolarmente ambiziose per il calcio italiano.
Oltre al tempo a disposizione che non è tanto (poco più di due anni) è proprio l’enorme consenso ricevuto che potrebbe diventare un ingombro. Scontentare qualcuno sarà inevitabile, gli appoggi ricevuti ieri sono tutti naturalmente condizionati e la squadra di dirigenti del calcio italiano che da domani dovrà lavorare non è certo di primo pelo. Compreso Gravina che vanta fin dal 1990 la frequentazione della palazzina di via Allegri. Tuttavia, nella rituale conferenza stampa finale ci tiene a precisare il carattere di una presidenza che sarà «decisa e determinata ma anche accorta e inclusiva». Fin dal mattino Lega A e B annunciano il loro supporto, poi i suoi grandi elettori, la Lega Pro e i dilettanti che con Cosimo Sibilia rappresentano “i ribelli” che hanno conquistato il gotha del calcio italiano. Al fianco del nuovo presidente anche gli arbitri, gli allenatori e i calciatori con Damiano Tommasi, ultimo ad avere qualche dubbio. Interventi ai quali apre il microfono il presidente dell’assemblea Mario Pescante che dopo 60 anni di militanza sportiva abbandona la scena. «C’è bisogno di nuove vittorie, servono anche al paese anche se non risolvono i problemi» è il suo augurio dal chiaro carattere politico-sportivo. Ed ecco anche Giovanni Malagò che porta il saluto e l’auspicio del Coni per la ripartenza nel segno della convergenza, perché «è un momento della vita del calcio italiano in cui bisogna remare tutti nella stessa direzione». Rilancio che ha in agenda già mille impegni: dalla riforma dei campionati (con format a 20 squadre per A e B e semiprofessionismo per la Lega Pro) alla trasformazione del Club Italia, che avrà un riferimento nel presidente federale e un meccanismo di gestione come tutti i club, fino al riordino della giustizia sportiva.
Poi ci sono le “seccature” più urgenti da risolvere come la vicenda della Serie B che attende le decisioni degli organi di giustizia anche se per Gravina «ormai la linea è tracciata e con la decisione sui format a 20 squadre, dialogheremo con chi si sente minato nei propri diritti». In tempi brevissimi la nuova dirigenza metterà mano anche al nodo delle ineleggibilità in consiglio federale che vede il presidente della Lazio Claudio Lotito protagonista di un ricorso. «La mia carta costituzionale è lo Statuto, c’è stata una richiesta ufficiale da parte di Lotito e mi pare che abbia avuto ragione» ha risposto il nuovo numero uno della Figc che sempre in tempi rapidi intende affrontare il tema delle nuove licenze nazionali «affinché non ci siano più zone grigie per le iscrizioni ai campionati».
Si capisce che le difficoltà di intervenire con riforme di sistema sono tutte in chiaro e Gravina vorrebbe farlo con un ampio sostegno. Rilancio che tutte le realtà calcistiche devono poter sostenere. Apertura al dialogo e «le uniche porte che saremo felici di chiudere saranno quelle sbattute in faccia ad avventurieri e speculatori». C’è poi la sponda con la politica con cui il nuovo presidente intende aprire subito un ponte. Assente il sottosegretario allo sport Giancarlo Giorgetti, Gravina lo incontrerà oggi per fare il punto sulle priorità legislative e fra queste proprio la riforma della legge 91 del professionismo sportivo ormai datata.
Tasselli per tornare a vincere, il presidente del 97 % è consapevole di avere un programma ambizioso e in chiusura di giornata usa la metafora del campo per invitare la nuova squadra «a togliersi la cravatta, indossare la maglia azzurra e tornare a calciare insieme». Non sarà facile. —
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