Gli abbracci di facciata e la missione impossibile
L’ANALISISTEFANO TAMBURINIIn fila per tre come a messa. Tutti lì, plaudenti e adoranti, come se ci fosse da assaporare l’ostia consacrata o posar le labbra sull’anello del vescovo. Invece son baci e...
L’ANALISI
STEFANO TAMBURINI
In fila per tre come a messa. Tutti lì, plaudenti e adoranti, come se ci fosse da assaporare l’ostia consacrata o posar le labbra sull’anello del vescovo. Invece son baci e selfie con il nuovo capo, segni di potere da esibire. Va così da sempre un po’ ovunque e nel calcio di più. Alla fine al presidente Gabriele Gravina sono andati consensi da Partito comunista bulgaro (97,2%) in un clima da congresso stile vecchia Dc: prima i coltelli e poi gli abbracci finti nel nome degli affari propri e della spartizione di potere.
L’italico pallone riparte da questo teatrino, messo su con un programma dove manca solo la pace nel mondo e poi c’è tutto. Ma non si capisce come faranno a realizzarlo: gli interessi non coincidono e quando sarà ora di sacrifici allora sì che scoppierà il caos. Come faranno a tenere insieme la sete di soldi dei professionisti, che hanno generato quattro miliardi di debiti, e la richiesta di aiuto che sale dalla C e dai dilettanti, parenti poveri ancor più impoveriti dalla miopia di una congrega di presidenti arraffoni e arruffoni?
È peggio di un rebus che va oltre le parole di buonsenso pronunciate da un uomo che da più della metà dei suoi 65 anni vive nel calcio e che certo è persona adeguata. Dietro a quel 97,2% si nasconde un cambialone mostruoso pieno di firme anche imbarazzanti che utilizzerà il volto buono del capo per paralizzarlo, per qualche show utile per i teatrini tv. E poi che i veri nodi restino pure dentro i pettini. A partire dalla riforma dei tornei e della giustizia sportiva, di cui si parla da sempre e si mette mano da mai.
Ma tutto questo basta e avanza per spargere fumo, perché come fai a non applaudire quando Gravina dichiara guerra agli speculatori, quando dice di voler mettere alla porta questi mercanti del malaffare che coincidono spesso con la figura di alcuni procuratori? Certo, sa benissimo che questi personaggi succhiano quasi il 20% delle risorse ma sa anche che quei soldi non sempre escono dal circuito-calcio e magari rientrano per altri non meglio precisati scopi e che di conseguenza c’è chi ha interesse a mantenerli.
Gravina sa anche di essere lì anche perché il Sistema non ne poteva più di un commissariamento fallimentare, quello con il volto di Roberto Fabbricini e la mano del presidente del Coni Giovanni Malagò. Il commissariamento peggiore fra gli undici avuti in 120 anni di storia, il periodo più nero fra i cinque anni di gestione esterna degli ultimi 20. I meno edificanti di sempre, a parte quelli dell’epoca fascista quando comandavano i gerarchi corrotti ma era purtroppo storia di tutto il Paese.
Oggi si parla anche di calcio femminile quando fino a ieri ai dirigenti del calcio maschile di quello delle donne gliene fregava quanto a Cetto Laqualunque dei poveri. Quando anche le giocatrici smetteranno di accontentarsi della questua, allora sì che nasceranno altri problemi. Nulla al confronto con la questione giovanile e con quella dei dilettanti. Fino a ora i più hanno fatto finta di non sapere che i Del Piero e i Totti non li trovi per caso, che se uccidi come stai uccidendo l’attività di base di fatto stai segando il ramo dove sei seduto. Fino a ora hanno fatto finta di non sapere che in cinque anni sono sparite 10mila società e 80mila tesserati. E che giocare in Serie D ha costi che oscillano dai 400 ai 700 mila euro, in Eccellenza oltre i 100 mila e in Promozione poco meno. Fino a ora hanno fatto finta di non sapere che il calcio dilettanti è anche una (quasi forzata) palestra di artifici contabili. I rimborsi in realtà sono compensi, non sempre sono tracciati (gira molto nero) e in alcune regioni molte società sono paravento per riciclaggio. Per evitare tutto ciò l’unica strada sarebbe far pagare le big che hanno tanti soldi ma li spendono male, che continuano a ritenere che finanziare il calcio di base sia buttare soldi. Fra gli elettori di Gravina ci sono anche quelli che ci hanno portato in questa rovina travestita da banchetto di nozze: certi selfie di ieri purtroppo erano “parlanti”, fra i più sorridenti c’erano gli impresentabili e gli imbarazzanti. Non proprio un bel segnale. —
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