Gazzetta di Modena

Sport

la storia 

Parla modenese la nazionale ai mondiali di calcio amputati

Davide Berti
Nazionale amputati
◗
Nazionale amputati

Paolo Zarzana è vicecommissario tecnico dell’Italia: «Emozione davvero unica I ragazzi mi insegnano a vivere. Una dedica speciale per Stefano che non c’è più»

3 MINUTI DI LETTURA







La notte appena trascorsa ha segnato un momento storico per la nazionale italiana di calcio amputati: l’inizio del campionato mondiale in Messico.

È quella nazionale che aveva fatto impazzire il web quando ci si rese conto che sarebbe stata l’unica squadra di calcio azzurra a partecipare alla competizione assoluta per il titolo iridato. Con un semplice video aveva conquistato milioni di sostenitori e la loro storia aveva iniziato a fare il giro d’Italia.

C’è, però, chi la storia la sa dall’inizio perchè ha contribuito a costruirla dal primo minuto, proprio da Modena. Lui è Paolo Zarzana, nella vita di tutti i giorni dipendente del Csi Modena e presidente del Centro Servizi per il Volontariato, che da volontario, da ormai sei anni, vive da vicino l’avventura incredibile di questi ragazzi nelle vesti di vice commissario tecnico dell’Italia. Le chiamano Stampelle Azzurre, come la società che li coinvolge, perchè di fatto il campo dice questo: si gioca con le stampelle, ma l’agonismo è altissimo.

Il debutto azzurro della notte scorsa con il Ghana ha aperto il Mondiale in Messico: le prossime avversarie dell’Italia sono la Francia (oggi, ore 23 italiane) e l’Argentina (domani, ore 24 italiane). Passano agli ottavi del 1 novembre le prime due classificate di ciascun gruppo e le quattro migliori terze. I quarti di finale sono in programma il 2 novembre, con le semifinali previste per il 3 e la finalissima fissata per domenica 4 ottobre.

L’Italia ha centrato la qualificazione alla Coppa del Mondo grazie al quinto posto ottenuto agli Europei in Turchia nel 2017. Al Mondiale di quattro anni fa vinto dalla Russia, la Nazionale si era classificata nona. Un passaggio del turno sarebbe già un grande risultato per i ragazzi italiani tra i quali c’è anche Francesco Messori, che proprio tra Modena e Reggio ha dato inizio all’avventura di questa nazionale. Insieme, appunto, a Paolo Zarzana: «Io c’ero l’8 dicembre del 2012, quando questa storia è nata anche grazie al Csi. E ci sono oggi che non è altro che un sogno che si realizza, perchè questi ragazzi si meritano questo palcoscenico».

Come ci si sente a rappresentare l’Italia dalla panchina azzurra?

«È un orgoglio unico. Sono felice per queste esperienza unica, esperienza di vita come mi raccontano i miei giocatori. Sacrifici, impegno e professionalità, sono stati i cardini della preparazione a questo mondiale. Diamo il massimo sapendo bene quelle che sono le nostre possibilità».

Dicono che a queste emozioni non ci si abitua...

«In effetti è così. E ci piace emozionarci ogni giorno. Questa volta, però, questa avventura azzurra ha un sapore particolare: noi siamo qui per dedicare ogni nostro momento a Stefano Starvaggi, il nostro giocatore di Busto Arsizio morto lo scorso maggio: lui sarà con noi sempre».

Come è stato l’impatto con il Messico?

«San Juan de los Lagos ci sta accogliendo in maniera unica, ci fermano per strada, ci salutano e ci accolgono con un sorriso. Sembra banale dirlo, ma è come essere a casa. Ieri ci siamo allenati in un campo in mezzo ad un quartiere in difficoltà: tanti bambini hanno invaso il campo e ci hanno fatto capire quanto noi siamo fortunati».

Dall’Italia sentite un po’ di tifo? Vi stanno seguendo?

«Ci arrivano continuamente messaggi e attestati di stima. Speriamo di ricambiare presto. Soprattutto in Italia, quello del calcio amputati è un fenomeno nuovo, ma sta crescendo e grazie alla Fispes abbiamo un ruolo riconosciuto nel panorama italiano paralimpico».

Come ci si comporta in campo con questa squadra speciale?

«Normale rapporto tra giocatore e allenatore, come in qualunque altra squadra e situazione, senza timore».

Cosa significa questa esperienza?

«Per me significa che da un dramma si può risorgere, lo sport è l'essenza di questa condizione. I miei ragazzi me lo insegnano sempre». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google