Savino riconfermato ai vertici dell’antidoping «Serve più cultura»
Il medico modenese nel comitato del Ministero della Salute «Ci sono ancora dottori complici. Si rischia l’emergenza»
MODENA Gustavo Savino, Direttore della Medicina dello Sport dell’Azienda Usl di Modena, è stato riconfermato all’interno del Comitato tecnico sanitario (Cts) del Ministero della Salute. In particolare, Savino, designato dalla Conferenza Stato Regioni, è stato chiamato a dare il proprio contributo per i prossimi tre anni nella Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive.
Un riconoscimento che premia non solo il professionista ma tutta l’attività di prevenzione, promozione e tutela della salute svolta quotidianamente a Modena, sede del Centro regionale Antidoping. Il Centro promuove attività di formazione e informazione sul tema della salute nella pratica sportiva: ogni anno incontra oltre duemila soggetti, a partire dalle scuole, in cui è possibile fare prevenzione primaria, per arrivare alla consulenza ai professionisti delle società sportive di tutta la Regione, affiancandole anche a livello burocratico. Il materiale informativo e le pubblicazioni del Centro sono reperibili sul sito www.positivoallasalute.it. Oltre a questa opera di formazione e informazione, il Centro regionale Antidoping svolge controlli di laboratorio su oltre cento atleti, non di carattere sanzionatorio ma a tutela della salute, e un’attività di ricerca, che oggi si concentra sulla valutazione scientifica sugli effetti della criosauna, pratica utilizzata dagli atleti per abbattere i tempi di recupero.
Dottor Savino, quanta soddisfazione personale c'è per essere rimasto in una commissione quasi completamente rinnovata?
«La soddisfazione è tanta, come per un calciatore essere convocato in nazionale (in effetti i componenti della commissione sono proprio 11), ritengo ci sia sempre tanto da imparare e parte della soddisfazione è proprio relativa al fatto che essere in sezione di vigilanza ministeriale mi permette di confrontarmi con esperti a livello nazionale. E questo grazie al valore dato all’esperienza della nostra Ausl».
Cosa significa oggi rimanere al passo coi tempi nell'antidoping?
«Oggi i mezzi dell’antidoping si sono evoluti, il problema è la difficoltà di applicarli in forma estesa a tutta la popolazione di atleti a rischio».
Qual è l'aspetto che la preoccupa di più nella lotta al doping?
«L'aspetto più preoccupante è la facilità con cui il doping si insinua in certi contesti amatoriali o giovanili, anche a causa della scarsa consapevolezza sui rischi per la salute. Inoltre, altro aspetto non meno grave e preoccupante è la “complicità scientifica” di certi medici senza scrupoli che per facile guadagno favorisce il dilagarsi del fenomeno».
Su cosa si deve puntare per vincere la battaglia?
«La battaglia si vince parlandone, informando, facendo prevenzione in modo continuo e costante. La lezione o l’intervento spot a scuola o in società sportiva servono fino ad un certo punto, la cultura della tutela della salute nello sport va sostenuta con programmi, corsi nelle facoltà di Medicina, Scienze motorie, nelle scuole e dovunque si possa affrontare il tema nella maniera opportuna. Serve chi ne sappia parlare anche in rete, sul web, trovando un linguaggio accattivante per i ragazzi che ormai attingono da internet informazioni e ne subiscono spesso atteggiamenti».
Oggi qual è la sostanza più utilizzata per doparsi?
«Attualmente al primo posto restano gli anabolizzanti, seguiti a ruota dagli stimolanti».
E quella più subdola?
«Sono tutte subdole ma le peggiori sono quelle che (proprio come gli anabolizzanti) producono un risultato fittizio ma evidente e costringono poi negli anni a pagare caro prezzo con la salute a causa della comparsa di gravi patologie cardiovascolari e neoplastiche. In sostanza illudono e colpiscono, spesso a morte, inesorabilmente anche a distanza di anni».
Antidoping significa anche cultura: ce ne è abbastanza oggi in Italia?
«La cultura antidoping è innanzitutto lealtà e rispetto dell'avversario sostenuta da quello verso se stessi e la propria salute. In Italia oggi c'è maggiore consapevolezza ma resta un grave disinteresse, si ritiene il doping un problema dello sport di elite. Purtroppo, come alcolismo e tossicodipendenza, il doping può diventare, in ambiti e contesti diversi, senza la dovuta attenzione, una vera emergenza sociale, in un mondo in cui il “mostrarsi” esteticamente e fisicamente efficaci conta più di ogni altra cosa». —
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