Letizia torna a Carpi «Prima di tutto andrò al bar dello stadio...»
Il difensore del Benevento al Cabassi da avversario Jurgen, titolare del Tribhune: «Un amico, lo aspettiamo»
«Se segna non esulta? Prima gol lo deve fare…»: scherza Daniele “Jurgen” Verrini, titolare del Tribhune Bar. Il suo locale, “incastonato” nella tribuna dello stadio Cabassi, è di certo un punto di ritrovo per i tifosi del Carpi. Tifosi, ma non solo. Per diverso tempo, soprattutto negli anni della serie D o della C, il bar è stato un riferimento per diversi calciatori del Carpi. Giovani, fuori sede e di conseguenza immersi in una realtà per loro tutta nuova. Tra questi anche Gaetano Letizia arrivato, da sconosciuto, in biancorosso nell’estate del 2012. Erano gli inizi della scalata targata Bonacini-Giuntoli, quando il Carpi non era ancora salito alla ribalta e il terzino di Scampia lontano dal ritagliarsi un ruolo nel calcio che conta. Da quella prima volta di Letizia al Tribhune Bar, il tempo è passato rapidamente. In mezzo si contano le promozioni del Carpi fino alla serie A, una retrocessione, una nuova promozione sfiorata e aneddoti su aneddoti. Molti dei quali con protagonisti Jurgen e lo stesso Letizia, che domani sarà al Cabassi da avversario. Non a caso, intervistato dal Corriere dello Sport, l’ex biancorosso ha dichiarato di non esultare in caso di gol e aggiunto: “Prima di tutto andrò a salutare Jurgen, il barista dello stadio”. Sarà un tuffo nel recente passato per l’esterno del Benevento che col Carpi ha collezionato 193 presenze e segnato sette gol. Non un ex come gli altri, tanto da essersi lasciato alle spalle una lunga scia di amici. Jurgen compreso: «Negli anni è diventato un vero e proprio cliente del bar - spiega il titolare del Tribhune - un ragazzo corretto come pochi e capace di farsi volere bene da tutti. I primi tempi, appena arrivato a Carpi, era spaesato. Non conosceva nessuno e per questo si appoggiava qui da noi, per un consiglio oltre che per pranzare e cenare. I soldi erano pochi e spesso gli prestavamo una bicicletta per muoversi. Se la teneva alcuni giorni e poi la riportava puntualmente. Come detto ormai non era più un giocatore del Carpi, ma uno di noi a tutti gli effetti. Un amico rimasto tale anche quando è diventato un calciatore affermato e pagato. Ci sentiamo spesso e pure adesso non perde l’occasione di fare il “furbo”. Ha lasciato un gran ricordo e se dopo la partita avrà modo di passare al bar per lui sarà festa». —
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