Sassuolo non sfonda, il salto di qualità è ancora rinviato
Tanto possesso palla, ma solo due vere occasioni da gol in 90’ per i neroverdi. Annullato per fuorigioco un gol a Duncan, unico tiro in porta dell’Udinese all’83’
REGGIO Ancora una volta il dominio nel possesso palla (66% a 34) è buono solo per le statistiche e non basta ad addolcire lo 0-0 con l’Udinese. Il Sassuolo non riesce a fare quel salto di qualità che ne certificherebbe le ambizioni europee: colpa di una sterilità offensiva che si fa sempre più preoccupante. I neroverdi hanno fatto la partita, creato e tenuto palla, ma a conti fatti sono state solo un paio le vere occasioni da gol: una con Duncan nel primo tempo, che poi si è visto annullare un gol per fuorigioco, e una conclusione di Matri disinnescata da Musso nella ripresa. Tutto qui. Per il resto una lunga serie di passaggi alla disperata ricerca di un pertugio che l’Udinese non ha mai concesso e un nugolo di cross mal eseguiti. A ciò vanno aggiunti i tredici calci d’angolo, sempre preda dei difensori friulani o del portiere. Insomma, il Sassuolo, complice un primo tempo giocato col freno mano tirato, ha sbattuto ostinatamente la testa contro il muro bianconero e nemmeno le soluzioni tentate da De Zerbi dalla panchina hanno sortito effetti. Le responsabilità dei neroverdi vanno di pari passo con l’atteggiamento degli avversari che, rispetto ad inizio campionato, ora conoscono il modo di giocare del Sassuolo e - invece di aggredirlo in fase di costruzione - lo aspettano basso intasando gli spazi negli ultimi sedici metri. Toccherà a De Zerbi trovare le soluzioni per ovviare a questo cambio di scenario tattico.
Digiuno al Mapei
L’ultimo successo casalingo risale al 21 settembre, 3-1 all’Empoli. Ma quello era un Sassuolo diverso, più dinamico, sbarazzino, concreto e con un gioco più fluido. Da allora il Mapei è diventato terreno di conquista per gli avversari. Il Milan è tornato a casa con tre punti, uno a testa per Bologna, Lazio e Udinese.
Cosa c’è alla base dell’involuzione neroverde? Sicuramente una condizione fisica diversa da quella mostrata ad inizio stagione. Una flessione che sta contribuendo ad inceppare le armi offensive del Sassuolo. Giocando a ritmi così bassi è più facile anche per squadre più deboli chiudere gli spazi al Sassuolo. Che, in questo momento, fa davvero una fatica pazzesca ad inquadrare la porta avversaria. In primis con gli attaccanti: Babacar è impresentabile, Di Francesco non ha toccato palla, Berardi ha predicato nel deserto. Chi è entrato, Matri e Djuricic, ha fatto un po’ meglio, ma non abbastanza. De Zerbi nel finale ha fatto debuttare pure Trotta, destinato a partire a gennaio. Ma anche la carta della disperazione non si è rivelata un jolly.
TROPPE ASPETTATIVE
De Zerbi parla di mancanza di autostima e spensieratezza, di un Sassuolo fragile con troppi alti e bassi. Fotografia fedele di una squadra giovane ma alla quale la società (non i giornalisti) ha indicato come obiettivo la parte sinistra della classifica, a ridosso della zona Europa. “Vedo facce da funerale, sento un’aria come se stessimo retrocedendo” - ha dichiarato stizzito De Zerbi a bocce ferme. Evidentemente la colpa è delle aspettative troppo elevate perchè, nella realtà, questo Sassuolo - classifica alla mano - sta rispettando le consegne .
SENSO UNICO
Partita poco spettacolare. Sassuolo che si vede annullare un gol nel primo tempo a Duncan, in fuorigioco dopo il tocco di Ferrari che intercetta il tiro di Berardi. Per il resto poca roba. L’Udinese, schierata con un abbottonato 5-3-2, gradisce il punto, a testimoniarlo il fatto che l’unico tiro in porta arriva all’83’ con un tiro da 35 metri di Mandragora. Nonostante un secondo tempo più convincente e il passaggio al 4-2-4, il Sassuolo non riesce a trovare la via del gol. Matri, decisamente più pimpante di Babacar, spaventa Musso in quello che rimarrà l’unico lampo neroverde della ripresa. —
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