Rubrica Fuori Classe / Serra Zanetti, 10 anni dopo «Il tennis resta la mia vita»
Adriana si racconta dopo il ritiro forzato a causa di un infortunio al piede sinistro Aneddoti e curiosità: «Quella volta che rinunciai a Wimbledon per la maturità...»
Poco più di dieci anni fa un ritiro forzato, causa infortunio, dalla scena del tennis mondiale, per quel piede sinistro che dal 2005 l’ha tormentata. Oggi Adriana Serra Zanetti è coach al Tennis Modena e chissà che presto una nuova Serra Zanetti non passi proprio sotto la ua... racchetta.
Come e quando è nata la sua passione per il tennis?
«Tutta la mia famiglia è legata da anni al mondo del tennis: mio padre, mio fratello e mia sorella, con la quale ho avuto il piacere di condividere il mio percorso, giocano anche loro a tennis da sempre. Ho iniziato la scuola tennis che avevo sette anni, ma ci sono foto di una piccola me con la racchetta in mano già da quando ne avevo tre/quattro».
La sua famiglia l’ha sempre supportata?
«Assolutamente sì, loro ci sono sempre stati per me. Come ho già detto, avere una famiglia legata al tennis mi ha aiutato molto nel mio percorso. I miei genitori sono sempre riusciti a separare la vita concreta dal mio sogno ed entusiasmo giovanile, ricordandomi ciò che era davvero importante e tenendomi con i piedi per terra. Mi ricorderò sempre di quando sono riuscita ad entrare a Wimbledon, il sogno di una vita. Avevo diciotto anni e il periodo del torneo coincideva con gli esami della maturità. Furono proprio i miei genitori a convincermi a rinunciare per poter terminare gli studi, cosa che non avrei potuto fare se la mia carriera fosse decollata proprio in quel momento».
Cosa ha significato essere un'atleta fin da bambina?
«Nell'età della mia adolescenza ho sicuramente fatto molte rinunce per seguire il mio sogno. Il sabato sera non potevo andare a ballare con gli amici perché la domenica dovevo allenarmi, non potevo fare vacanze di lunga durata o studiare per prendere voti molto alti. Ho infatti portato avanti gli studi da privatista, riuscendo anche a diplomarmi, indispensabile per diventare istruttore e maestro federale. Il tennis però mi ha anche dato la possibilità di vivere esperienze grandiose, tra cui quella di girare il mondo».
È riuscita nonostante gli allenamenti a godersi i tanti viaggi?
«I primi tempi mi concentravo soprattutto sull'allenamento, non concedendomi distrazioni. Con il passare degli anni e l'aumentare dell'esperienza, ho imparato a rilassarmi di più e godermi al meglio queste occasioni».
Con sua sorella Antonella c'è mai stata competitività?
«Sì certo, ma del tutto sana. Siamo sempre state molto legate e sostenitrici l'una dell'altra; ci è anche a volte capitato di giocare insieme, in doppio. Le volte invece che ci siamo ritrovate contro non è stato facile, ma l'unico obiettivo era quello di dare il meglio di noi stesse».
Momento migliore e momento peggiore della carriera?
«Inizio dal peggiore, sicuramente il giorno del mio infortunio. Avevo solo diciannove anni quando a causa di un'infiammazione ad una spalla ho dovuto rinunciare al tennis per qualche tempo. In quel momento ero sessantesima nella classifica mondiale. Sono fiera di aver trovato il coraggio per rialzarmi e ritornare a giocare più forte di prima. Di migliori invece ne ho due: i quarti di finale a Roma e i quarti di finale all'Australia Open, risultato che è stato il migliore della mia carriera. Non dimentico però l'esperienza delle Olimpiadi. E' stata un'emozione davvero forte, solo a parlane mi vengono ancora i brividi».
Lasciare invece è stata una sua scelta?
«Si, mi sarebbe piaciuto continuare ancora qualche anno. Purtroppo però a causa di un grave infortunio alla caviglia sono stata costretta ad abbandonare cambiando i miei progetti».
Il tennis rientra ancora nella sua vita?
«Si è sempre rimasto la mia più unica e grande passione. Al momento insegno ai ragazzi del Tennis Modena, sperando di poterli vedere crescere e realizzare il loro obiettivo, proprio come è successo a me». —
L’intervista è stata realizzata nell’ambito del progetto #fuoriclasse che porta gli studenti delle scuole modenesi a scrivere per il nostro giornale, sia sulla carta che sul web. Questa volta è toccato ai ragazzi del laboratorio di giornalismo di terza superiore del liceo Muratori San Carlo che nell’ultimo appuntamento hanno avuto l’opportunità di incontrare dal vivo una delle campionesse del nostro sport. L’intervista è stata un lavoro collettivo del gruppo formato dagli studenti Eleonora Negrini, Lisa Reghizzi, Chiara Brombin, Giulia Veneziano, Annalisa Palmieri, Maddalena Bergomi, Francesca Stefani, Francesca Agresta, Irene Pezone, Yasmin Bueno, Benedetta Favella, Gabriele Turini, Gabriele Fiorani, Ekaterina Stibelischi, Emma Sossai, Giulia Righi, Matilde Allegritti.
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