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Modena, una rinascita in grande stile

P.V.
Modena, una rinascita in grande stile

Ha riacceso l’entusiasmo in città e sul campo la squadra ha vinto il titolo d’inverno dominando il girone di andata

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Potrà non piacere mister Apolloni, potrà non piacere il gioco o il non gioco troppe volte esibito dal Modena, ma sono piccoli nei in un anno importantissimo da consegnare alla storia di un club che porta ancora il nome di Modena FC 2018, ma che tornerà Modena FC 1912 in ossequio alla gloriosa storia del calcio cittadino e per volontà di una società che, nel ricostruire il calcio geminiano dalle ceneri del fallimento lasciate da Caliendo, ha fatto tutto quello che c’era da fare per celebrare un nuovo matrimonio tra la città e la propria squadra di calcio. Un nuovo patto d’amore celebrato con la sottoscrizione di 5573 abbonamenti, numeri incredibili in un campionato di serie D da cui è stato costretto a ripartire il Modena, dall’abbraccio delle forze ecnomiche modenesi che hanno supportato la grande operazione della rinascita orchestrata da Doriano Tosi e condotta da due straordinari imprenditori di 80 anni, Romano Amadei e Romano Sghedoni affiancati da Carmelo Salerno, l’attuale presidente. Un trio a cui si sono aggiunti in un secondo momento Paolo Galassini e Gianlauro Morselli a completare una compagine societaria che può solo essere invidiata. Ricostituita la società e ottenuto l’incarico dal Comune, attraverso il bando, di riorganizzare il calcio in città ripartendo dalla D, ecco il secondo step, quello dell’allestimento di una squadra completamente nuova. Incarico affidato a Tosi che, sostenuto dall’entusiasmo e dalla forza dei soci, ha messo insieme quello che potrebbe essere definitivo un dream team della categoria con l’acquisto dei migliori attaccanti sulla piazza, di big in ogni reparto e di un gruppo di under che sul campo si è rivelato all’altezza degli over con l’esplosione tra l’altro di due ragazzi del 2000, il giovane più difficile da azzeccare, come Rabiu e Messori. Il centrocampo non era inizialmente all’altezza delle aspettative e puntuali sono arrivati i rinforzi Loviso e Duca. Trenta giocatori da mettere insieme, definiti una Ferrari dallo stesso Apolloni, tecnico scelto per l’aver riportato in precedenza il Parma in Lega Pro in una situazione analoga a quella del Modena e per i rapporti di stima e fiducia con la proprietà. Una Ferrari, però, da assemblare e da portare sul circuito del gran premio della serie D a gareggiare con l’altra grande nobile decaduta, la Reggio Audace, e con potenziali outsider vedi la Pergolettese, seconda alla fine dell’andata a soli tre punti del Modena. Modena che pur non convincendo sempre sul campo, soprattutto in trasferta (vedi gli ultimi quattro pari consecutivi), si è presentato alla grande al debutto in campionato battendo la Vigor Carpaneto in un giorno speciale impreziosito dall’entusiasmo di oltre 7mila spettatori e da una straordinaria coreografia della Curva Montagnani. Scatto iniziale centrato e campionato condotto sempre in vetta fino alla conquista del titolo d’inverno con una giornata di anticipo. 38 punti al giro di boa che potevano e dovevano essere due o tre in più se il Modena non li avesse persi per strada in trasferta, con prove non sempre brillanti e condizionate più dalle giocate dei singoli che da una reale struttura di squadra; ma nel bottino con cui i gialli hanno chiuso l’andata ci sono anche i tre punti del successo nel derby con la Reggio Audace, giunti ad interrompere un lungo digiuno di vittorie sui cugini, conquistati in un Braglia da emozioni forti, e quello sulla Pergolettese nello scontro che poteva costare la vetta. Il nuovo Modena ha centrato tutti i momenti importanti della rinascita, ha trascinato in ogni trasferta dai 500 agli 800 tifosi e riempito il Braglia nelle gare interne. L’obiettivo della promozione, l’unico traguardo nella testa della società, del mister, dei gialli e di ogni tifoso, è ancora distante, ma è stata un rinascita in grande stile e il 2018 entra di diritto tra gli anni più importanti della storia del Modena Calcio, 1912 o 2018 che sia. —

P.V.

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