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Salerno «Modena, avrei firmato per un anno così bello»

Marco Costanzini
Salerno «Modena, avrei firmato per un anno così bello»

«Siamo partiti dal nulla, la società ha spinto, la squadra e i tifosi hanno dato una risposta fantastica. Siamo primi e abbiamo tutta l’intenzione di restarci»

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MODENA «Abbiamo ridato dignità a una città che era stata umiliata: ribadirò sempre questo messaggio, consapevole che c’è un risultato da raggiungere per goderci tutto nella sua completezza».

Carmelo Salerno vorrebbe sempre meno riflettori puntati su di sé, ma non può che essere lui a tracciare il bilancio di un anno che si conclude con il Modena rinato dopo il fallimento e oggi campione d’inverno. Il presidente canarino ne è architetto e costruttore, in fondo non a caso…

Salerno, riavvolgiamo il nastro di questo 2018?

«Dodici mesi fa il Modena non esisteva più, cancellato dalla Figc. Sembrava che nessuno volesse farlo ripartire, io stesso ero reduce da una trattativa estenuante per cercare di salvarlo anche se in tanti dicevano che cercassi solo pubblicità. A livello personale, ho dimostrato quanto fosse vera la mia voglia di fare qualcosa di serio per il Modena. Ci sono riuscito nel momento in cui onori e oneri erano sullo stesso piatto della bilancia, ma la fortuna è stata poter contare sulle persone che avrei sempre voluto con me, a partire da Tosi. Il merito più grande, però, è di due imprenditori del calibro di Sghedoni e Amadei: avevano tutto da perdere, si sono rimessi in gioco a 80 anni con la passione e l’entusiasmo che rispecchia il loro amore per il Modena».

Quanto è stato duro ricostruire tutto da zero?

«La responsabilità era tanta, ma partecipando al bando del Comune abbiamo raccolto la sfida. Poi sono arrivati Galassini e Morselli a dare ulteriore solidità a una proprietà già forte e affiatata. Quando siamo stati incaricati di far rinascere il Modena non c’era niente: dovevamo appunto ricostruire da zero, senza sapere dove saremmo arrivati. Tosi ha fatto un capolavoro, ingaggiando 30 giocatori forti in poco più di un mese, io ho trascorso ogni giorno in sede per riorganizzare amministrazione, burocrazia e marketing. Il resto lo hanno fatto i dipendenti, a partire da quelli del Modena fallito che abbiamo rivoluto nella nostra famiglia. La mia priorità era che la società desse una nuova immagine di sé, che lanciasse un messaggio nuovo anche a livello di comunicazione. Abbiamo fatto tanto ma c’è ancora tanto da fare».

I risultati vi premiano con merito. Vi aspettavate questa risposta dalla città?

«Sull’affetto dei tifosi ho sempre creduto: avere quasi 6mila abbonati e una media di 7mila spettatori in casa è stato un grande attestato di stima nei confronti della società. Riaprire il Braglia e riportare i modenesi allo stadio è una sfida vinta per la gioia di tutti. I tifosi sono un’arma in più e nel primo posto della squadra c’è anche del loro. Un’ulteriore attestato di stima è rappresentato dalle aziende che ci hanno sostenuto: siamo già a 85, un numero incredibile. Non è certo l’appeal della serie D che le ha spinte ad affiancarci, ma la voglia di dare un contributo prezioso alla ripartenza del Modena».

Passiamo al campo. Cosa si può rimproverare a una squadra prima in classifica?

«Nulla. Proprio perché dal nulla si partiva: in estate non c’era un solo giocatore né il settore giovanile. Se mi avessero detto che al giro di boa saremmo stati soli in testa, con 7 punti sulla Reggio Audace, ci avrei messo la firma. Apolloni ha trasformato un gruppo di ottimi giocatori in una vera squadra con pazienza, coraggio e lucidità, riuscendo a passar sopra a molte critiche pretestuose. Non posso dire che il Modena giochi bene, ma mi rendo sempre più conto che la serie D è molto brutta. Tra giocare bene ed essere primi, se devo scegliere, preferisco sempre la seconda opzione. Siamo in testa dall’inizio e ci siamo aggiudicati le tre partite che rappresentavano un banco di prova: il debutto, il derby con la Reggiana vinto dopo 18 anni e lo scontro diretto con la Pergolettese, la gara in cui abbiamo risposto con forza e carattere al rischio di perdere la vetta».

C’è qualcosa che ricorda con più piacere in questo 2018?

«Una situazione particolare: già quattro mamme mi hanno detto che anche il pediatra ha riscontrato nei loro figli un attaccamento molto più forte al papà. Il motivo? Questi bambini aspettano la domenica per andare a vedere il Modena con loro padre. Il Braglia si è riempito di tante famiglie e questo arricchisce di significati la rinascita. Per noi l’aspetto sociale è fondamentale». —


 

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