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Frenata Sassuolo: le spine di De Zerbi, dalla condizione fisica al valzer di moduli

Andrea Fratti
Frenata Sassuolo: le spine di De Zerbi, dalla condizione fisica al valzer di moduli

Dopo la partenza a razzo, i neroverdi si sono ridimensionati. Quinta peggior difesa, in casa non si vince dal 21 settembre

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SASSUOLO La sosta apre il momento dei bilanci e dei propositi per il prossimo futuro; questo vale anche per il Sassuolo, che può tracciare una linea sotto il girone d'andata e programmare il ritorno. Al momento, il quadro neroverde risulta basato su un intricato gioco di luci e ombre, che creano una netta divisione nel campionato fin qui disputato: le prime 9 partite sono state quelle delle sorprese positive, le restanti 9 sono state quelle delle difficoltà, delle grandi rimonte subite e delle sconfitte roboanti. La classifica, in tal senso, la dice lunga: il Sassuolo è partito raccogliendo 13 punti nelle prime 6 gare e ha chiuso con 6 punti negli ultimi 6 match, finendo per avere una posizione più vicina a quello dello scorso anno (21 punti a fine andata), che non a quella dell'anno della qualificazione in Europa (31 punti a fine andata). Una parabola discendente, dunque, che ha cause molteplici, a partire dall'effetto sorpresa: a fine agosto, il Sassuolo si è presentato completamente rivoluzionato (nei giocatori, nel mister, nel gioco espresso...) e questo ha colto in contropiede le prime avversarie; con il passare del tempo, l'effetto è scemato, con le squadre che hanno studiato e capito i neroverdi, prendendone contromisure.

Un secondo elemento da considerare è la condizione atletica, visto che le gambe dei neroverdi hanno rivelato una stanchezza progressiva e preoccupante. Per scelta strategica o per una particolarità della preparazione estiva, ad inizio stagione il Sassuolo volava e questa condizione permetteva a De Zerbi di realizzare al meglio il suo ideale: possesso palla continuo, fraseggi veloci, ritmo elevato e quasi tutti gli uomini coinvolti attivamente nelle fasi di gioco. Il calo fisico è stato evidente nel momento in cui il possesso è diventato via via più lento ed è calato il movimento senza palla, permettendo agli avversari di leggere le giocate con maggiore facilità.

Nel capitolo sulle difficoltà fisiche, non vanno dimenticati gli infortuni: alcuni acciacchi hanno inciso profondamente sul rendimento, togliendo sia ricambi affidabili che titolari preziosi, a partire da Boateng e Duncan, capaci di incidere notevolmente sul gioco. Nel momento in cui la brillantezza ha iniziato a scemare, il Sassuolo doveva compensare con stabilità tattica ed esperienza, rinunciando alle bollicine dello champagne, pur di portare a casa i risultati. Ma qualcosa, in tal senso, non è funzionato.

De Zerbi ha dimostrato idee calcistiche innovative e divertenti, ma forse non ha garantito ancora una quadratura solida: i tanti cambiamenti di moduli, le vorticose trasformazioni dell'undici titolare, hanno rischiato di trasformare l'imprevedibilità in precarietà e l'innovazione in confusione. In tali momenti delicati ha inciso anche la mancanza di esperienza: il Sassuolo punta su una rosa di grande prospettiva, ma paga i limiti della giovinezza (è la terza squadra più giovane di A), alternando momenti di esaltazione a rovinose cadute. Tanti altri sarebbero i fattori da considerare per spiegare la parabola della squadra: l'emergenza difensiva (quinta peggiore difesa di A), gli evidenti problemi di rendimento casalingo (l'ultima vittoria domestica risale al 21 settembre), un pubblico ancora modesto (il Sassuolo è quartultimo per media di spettatori a partita), le difficoltà nell'approccio mentale alle gare (7 gol subiti nei primissimi minuti sono un'esagerazione).

Il bilancio è, dunque, molto complesso e ambivalente, ma solo da un'analisi accurata i neroverdi potranno stabilire i buoni propositi per il 2019. —

 

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