Samain: «Ho rischiato di morire ma alla corsa non posso rinunciare»
Il 54enne mirandolese racconta «Sono scivolato sul ghiaccio, precipitavo e prendevo velocità Ho fratture e ferite, ma sono vivo Ringrazio chi mi ha soccorso»
MIRANDOLA. «Me la sono vista davvero brutta, non si può descrivere cosa si prova in stato di ipotermia. I medici mi hanno detto che se non avessi avuto un fisico allenato ed abituato a certe condizioni forse non ce l’avrei fatta...».
Olivier Samain, mirandolese, da qualche tempo residente a Concordia, punto di forza degli sky runners di Mud and snow di Marano, è ancora ricoverato in ospedale a Parma. Sabato durante un allenamento sul monte Cusna è scivolato di sotto, su una lastra di ghiaccio.
«Doveva essere un giorno in compagnia, e io dovevo essere altrove. Siamo saliti sul Cusna, che amo perché qui ho preparato le imprese più difficili. Eravamo in sette o otto, non in tre come è stato detto. E non è affatto vero che fossi in maglietta. Avevamo la maglia termica e un pile con le maniche avvolte. Indossavo anche lo zaino con il giubbotto frangivento... Sono arrivato prima degli altri. Mi sono fermato e quando è arrivato un collega mi sono tolto i guanti, appoggiandoli sul suo zaino. Stavamo decidendo se salire ancora un po’, in cima. Mi sono appena girato e ho messo un piede sul ghiaccio. È stato choccante...». Un volo verso valle, per centinaia di metri sul ghiaccio.
«Prendevo sempre più velocità, non riuscivo a fermarmi, era impossibile, ho anche saltato di schiena su un dosso».
Ed è lì che probabilmente Olivier, 54 anni, ex giocatore di Carpi e Mirandolese, si è fratturato due vertebre lombari. «Mi hanno scoperto in seguito pure una frattura tibiale sotto al ginocchio. In più ho ferite ed escoriazioni sulle braccia. Mi è anche caduto un dente. E le dita, a distanza di tre giorni, sono ancora doloranti per l’ipotermia. Ma siamo qui...».
È stato soccorso da due compagni, che l’hanno spinto su, fino al sentiero, verso un caseggiato dove poi è arrivato l’elisoccorso: «Non prendevano i telefoni, è questo il motivo per cui è passato del tempo, non certo perché non abbiamo chiamato subito i soccorsi».
Olivier non ha mai perso coscienza: «Ma è stato difficile, Devo ringraziare il personale sanitario dei soccorsi, e qui in ospedale a Parma l’assistenza è encomiabile. Poi debbo ringraziare la collega e amica Barbara, i miei famigliari e i tanti runners, che continuano a sostenermi e a farmi visita».
Te la caverai? «Ci vorranno settimane, mesi. Ho annullato i prossimi impegni, ma non sono intenzionato a mollare. Anzi. In estate mi aspettano la Lavaredo trial e il tour del Monte Bianco». —
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