Bollini si presenta: «Voglio un Modena più cattivo e pericoloso in attacco»
«Sono orgoglioso e stimolato: qui non si lotta solo per la categoria, ma per il blasone della maglia e per la promozione»
Che Alberto Bollini fosse un profilo ideale per guidare il rinato Modena, dopo aver subito l’onta del fallimento, Doriano Tosi lo pensava sin dalla scorsa estate: conoscenza della piazza per i suoi trascorsi di allenatore del vivaio gialloblù e della prima squadra, carriera di successo con le giovanili di club come Lazio, Fiorentina e Sampdoria ed esperienze più recenti da primo allenatore tra i professionisti con Lecce e Salernitana erano le voci a curriculum che avevano convinto il direttore sportivo a fare più di un pensiero al tecnico 52enne di Poggio Rusco. I tempi non erano però maturi per celebrare il matrimonio, come ha ammesso il nuovo allenatore canarino nella sua conferenza di presentazione, mentre oggi si sono create tutte le condizioni per dire “sì” al Modena e riallacciare un filo con il passato. Bollini torna nella società in cui visse le sue prime esperienze da allenatore in prima squadra, alla fine degli anni Novanta, con l’onere e l’onore di dover scrivere la prima pagina della nuova storia del club dopo la rinascita. Un matrimonio destinato ad avere lunga vita, se l’obiettivo della promozione sarà raggiunto: il contratto prevede infatti il rinnovo automatico di due anni se il Modena tornerà in serie C.
CLUB DI ALTRA CATEGORIA
Gli stimoli non mancano, come la voglia di togliersi tante soddisfazioni: «Ringrazio la società – ha esordito Bollini – per avermi dato l’opportunità di “tornare a casa” e di ritrovare tante persone a me care. Un’accoglienza così calorosa mi dà ancora più entusiasmo, quello che non è mai mancato quando il direttore Tosi mi ha contattato e quando ho dovuto fare le mie valutazioni di natura professionale: ho impiegato 31 anni per arrivare in serie B, le ultime due stagioni le ho trascorse in quella categoria, ma Modena è Modena. Quando arrivi a Modena, come ho detto alla squadra, pensi solo al fatto di vestire una maglia importante, che io ho la fortuna di avere attaccata alla pelle per tanti motivi. Qui non c’è categoria, come dimostra il blasone della società e la partecipazione dei tifosi. Chiaramente il momento attuale è particolare, come suggeriscono i numeri: nelle ultime sette gare la squadra non ha fatto ciò che avrebbe potuto fare, per una serie di motivi che sto cercando di capire anche con i giocatori. Quando c’è un’inversione di tendenza le cause sono tante, ora bisogna ripartire con entusiasmo, carattere e applicazione».
CARATTERE E ATTACCO
Bollini ha subito mostrato anche grande preparazione sui numeri del Modena: «Chi gioca contro il Modena ha una motivazione altissima e una fase di non possesso palla molto stretta e compatta. Per arrivare alla conclusione bisogna avere le qualità che il Modena ha, ma anche la capacità di manovrare e trovare più soluzioni offensive: il Modena ha segnato 31 gol, solo 8 su palla inattiva, 14 su azioni manovrate, 5 con i tiri da fuori area, 4 sulla seconda palla e nella prima parte del campionato aveva creato più azioni da gol. Da questi numeri bisogna partire per trovare più soluzioni offensive, con le idee e con il lavoro. Poi c’è un aspetto importantissimo quanto quello tattico, del gioco e delle idee: è l’aspetto caratteriale ed emotivo. I giocatori sanno di trovarsi in un ambiente di alta professionalità, che nulla c’entra con la serie D, e questo deve dargli una spinta in più per lavorare meglio, con passione e non con superficialità. Serve un grande senso di responsabilità da parte di tutti noi: ci sono più di 5mila tifosi a spingere la squadra, ma è la squadra per prima a dover spingere i tifosi». —
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