«Quattro colpi per fare la squadra targata Bollini»
Doriano Tosi ha accolto Letizia e Di Giorno nella sala stampa dello stadio Braglia, approfittando dell’occasione per tracciare il bilancio finale sul mercato di riparazione del Modena: «Le operazioni effettuate – ha spiegato il direttore sportivo gialloblù – si inseriscono nel discorso relativo al cambio di allenatore. Bollini era soddisfatto dell’organico che gli mettevamo a disposizione, ma aveva alcune idee su come rinforzarlo e quindi siamo andati alla ricerca di giocatori che avessero caratteristiche corrispondenti alle sue richieste, con la massima disponibilità da parte della proprietà a soddisfare le richieste del mister. Per queste ragioni abbiamo ingaggiato due under di annate differenti, un attaccante classe ’99 e un centrocampista classe 2000, e due giocatori di esperienza, un incursore a centrocampo e un attaccante rapido, capace di avere quel guizzo che serve per arrivare al gol quando affrontiamo squadre arroccate in difesa. È stato un mercato difficile, perché potevamo prendere solo svincolati e non tutti i giocatori erano disposti a scendere di categoria: a tal proposito ringrazio Letizia, che ha accettato subito con entusiasmo la nostra proposta pur trovandosi da mesi in una società di serie C con cui sperava di essere tesserato. Di Giorno è un centrocampista del 2000 che assomiglia a Rabiu, il profilo che chiedeva il nostro allenatore per avere centrocampisti giovani con caratteristiche più da mediani che da mezzali: aveva diverse richieste e doveva andare a Pineto, ma i nostri ottimi rapporti con il Crotone e il suo direttore sportivo ci hanno permesso di portarlo da noi». Tosi ha spiegato anche le ragioni del mancato ingaggio di Luppi, approdato alla Viterbese dopo essersi allenato per più di un mese con il Modena: «C’è stato un momento in cui eravamo noi a spingere, un altro invece in cui è accaduto il contrario. I cambi degli allenatori comportano anche cambi di orientamento: questa è stata una campagna acquisti incentrata sulle richieste di mister Bollini». —
M.C.
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