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Il compleanno “molto speciale” di capitan James Kirk Julio Velasco

Fabio Rossi
Il compleanno “molto speciale” di capitan James Kirk Julio Velasco

Leggenda del volley mondiale, ha vinto tutto, o quasi: in campo contro Perugia per i suoi 67 anni  

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Diario di bordo, data astrale 9 febbraio 2019: non un giorno qualsiasi, ma “il giorno”. Julio Velasco, nato a La Plata, Argentina, nel 1952, il “Capitano James Tiberius Kirk “del volley mondiale taglierà domani il traguardo, rispettabilissimo, dei 66 anni di vita. Lo farà nel modo che sicuramente più lui ama, cioè in campo, da protagonista assoluto, alla Unipol Arena di Bologna Casalecchio, in prima linea, a combattere una delle tante, tantissime battaglie impossibili o quasi della sua vita sportiva.

LE SFIDE

Per lui sono il pane quotidiano, quasi come l’esplorazione di nuovi mondi a bordo della sua Enterprise. Un viaggio nello spazio cominciato ormai tanti anni fa, da quando giovanissimo, dal 1978 al 1982, inizia la conquista del “Pianeta Pallavolo” e con il Ferro Carril Oeste, vince 4 scudetti in Argentina e al fianco del coreano Park Ki Won guida la “sua” Argentina, la amata “Albiceleste” alla conquista di un clamoroso bronzo iridato.

ITALIA NEL DESTINO

«Ognuno può scrivere il proprio destino o contribuisce a farlo», amava ripetere Julio negli “anni modenesi”, non stupisce, quindi, che giovanissimo scommetta su se stesso, sbarchi a Jesi, in A2, dove non sale in A1, ma dove trova l’occasione della vita e la sfrutta.

A chiamarlo è il commendatore Giuseppe Panini, già leggenda del volley, alla ricerca di un uomo che renda vincente una squadra che ha appena gettato al vento uno scudetto impossibile da perdere.

È l’inizio dell’escalation, perché “James T. Kirk Velasco” fa decollare l’Enterprise gialloblù alla “scoperta di altri mondi”.

Lui, Julio, a soli 33 anni si trova a gestire la squadra più nobile d’Italia e lo fa in modo impareggiabile: al suo fianco sul ponte di comando ha il suo vice Massimo “Scott” Barbolini, capitano di vascello, e Paolo “Spock” Giardinieri.

LA “REVOLUCION”

Il giovane Julio comanda, questo sempre, ci mancherebbe ma dialoga, ha con sé in campo due connazionali che contribuiranno alla sua fortuna, Raul Quiroga ed Esteban Martinez, ha un Franco Bertoli al top della carriera e un PalaPanini che, quando conta davvero, si trasforma per lui e per i suoi ragazzi in una bolgia dantesca, mai più vista anche nel “Tempio” dei giorni nostri. Julio ha una città intera che lo adora al suo fianco e vince, subito, sempre, contro Parma e il suo acerrimo rivale di allora, Gian Paolo Montali.

LA FORZA DEI NUMERI

Le sue armi? Rivoluzionarie: le “statistiche”, innanzitutto, introdotte da lui nel volley, grazie anche al fido Giardinieri, e soprattutto la filosofia applicata allo sport. «Non c’è nulla che sia impossibile», racconta, «basta volerlo».

Julio non è solo un allenatore, ma a volte un vero e proprio predicatore: così un giovanissimo Lorenzo Bernardi, arrivato alzatore viene trasformato in martello, ruolo in cui diventerà il “Giocatore del Secolo”, esalta la tecnica sublime di Luca Cantagalli, che non gli è certo da meno e tutti i compagni che riescono in quello che prima era impossibile, vincere, sempre o quasi.

Quattro gli scudetti di fila, dal 1986 al 1989, che scrivono ancor più il nome Panini a caratteri cubitali nella storia della pallavolo italiana e internazionale.

LA GENERAZIONE

DI FENOMENI

Velasco ormai non è più il giovane arrivato in Italia con tante speranze: 1989, a furor di popolo decolla da Modena con la sua Enterprise e la dipinge di azzurro. «A volte nemmeno noi sapevamo come, ma alla fine vincevamo sempre», racconterà a microfoni spenti uno dei suoi ragazzi della Generazione di Fenomeni. «Europei, Mondiali World League, ci sentivano invincibili, proprio come i personaggi di Star Trek. A volte pensavamo fosse arrivato davvero da un altro mondo per portarci all’immortalità sportiva e ancor oggi, se tanti di noi sono diventati allenatori di successo, lo dobbiamo a lui».

TABÙ A CINQUE STELLE

«Forse proprio per questo, però, perché in quegli anni si finiva sempre con la medaglia d’oro al collo, per questa sensazione di invulnerabilità ci è sfuggito il traguardo più desiderato, no, non la Coppa Campioni con la Panini, i russi allora erano “russi veri”, imbattibili, ma l’Olimpiade, quella sì purtroppo ci manca e ci mancherà. Nemmeno noi sappiamo come abbiamo perso quelle due finali a Barcellona e Atlanta».

CITTADINO DEL MONDO

Lui non si ferma e continua, sempre, ovunque ci sia qualcosa da dimostrare, non agli altri, ma a se stesso. Spagna, Repubblica Ceca, prima ancora un’apparizione fugace nel mondo del calcio, non c’è sfida che davvero Julio non abbia raccolto, in Iran quando vinse i Giochi Asiatici ha rischiato di diventare anche Ayatollah, poi la “sua” Argentina fino al secondo ritorno all’amore della sua vita: Modena, perché il sogno di ogni viaggiatore è ritornare un giorno al punto di partenza, da vincitore, però. Buon compleanno, Julio James Tiberius Kirk Velasco, chissà che nel tuo destino non ci sia un’altra delle tue imprese da film, anzi da telefilm, e che alla fine tu possa ordinare “Signor Sulu, ci porti a casa... con la Coppa e e salutare tutti con l’immancabile «Chi vince festeggia, chi perde spiega». —
 

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