Da Sasso Marconi al Calvina, rapporto difficile con gli arbitri
I gialli non hanno alibi per la crisi che ha complicato e forse compromesso la corsa alla C, ma ci sono tanti torti subiti alcuni clamorosi dai fischietti
Premessa numero uno: con la rosa di giocatori che ha, il Modena dovrebbe riuscire a essere più forte di tutto e di tutti. Anche degli errori arbitrali, perché, se si sbagliano gol come domenica scorsa, se si prendono certi contropiede, se si affrontano le partite senza il giusto atteggiamento, anche l’operato dei direttori di gara passa in secondo piano. Appunto, in secondo piano, ma non fuori dallo schermo. Loic Franck Nana Tchato, chi era costui? E’ stato l’arbitro della prima partita della storia gialloblù in Serie D, quella contro la Vigor Carpaneto (1-0). Colui che, involontariamente, ha forse illuso tutti sull’atteggiamento che i direttori di gara avrebbero avuto verso la grande decaduta: dopo pochi minuti concesse ai gialli un rigore decisamente generoso, che poi Ferretti si fece parare. Quel giorno in molti abbiamo pensato che forse un occhio di riguardo per il vecchio-neonato Modena ci sarebbe stato. Dalla trasferta di Sasso Marconi i gialli però hanno cominciato a essere in credito con i direttori di gara: nel finale il signor Nicolini di Brescia non si accorse di un pallone che aveva superato, e non di poco, la linea di porta del Sasso Marconi, facendo così sfumare il 3-2. Due settimane dopo toccò a Bianchini di Perugia ignorare il clamoroso schiaffo con cui in piena area un difensore del San Marino tolse la palla dalla testa di Ferretti, sancendo lo 0-0. A Crema (1-1) lo scontro tra Montella e il portiere sembrava proprio un rigore, non una punizione per il Crema. Contro il Classe la prestazione sconcertante dei gialli relegò in secondo piano le decisioni di Crezzini di Siena, ma la trattenuta vistosa e continuata su Ferrario e, nel finale, il fallo su Letizia in area, e non fuori, erano altrettanti rigori. Non concessi. Domenica scorsa contro il Calvina l’arbitro Cerchi di Carbonia ha fischiato un penalty per parte, entrambi indiscutibili, come il rosso a Dierna, ma non ha visto un mani in area su tiro di Duca e sul millimetrico fuorigioco di Ferrario all’ultimo secondo ha seguito, come è logico, l’indicazione dell’assistente con la bandierina alzata. Insomma, finora non si può proprio parlare di sudditanza psicologica, anche se i peccati più gravi restano sempre quelli commessi dai gialli. —
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