I ripetuti peccati di gioventù si possono perdonare ma non diventino un alibi
Che il Sassuolo abbia una squadra giovane basta leggere le distinte delle formazioni. E, si sa, che con tanti giovani in campo è fisiologico pagare dazio sotto forma di inesperienza. Mister De Zerbi, sventolando la carta d’identità dei suoi ragazzi, “giustifica” il Sassuolo ad ogni rovescio, grande o piccolo che sia. Ci sta, com’è comprensibile che questo vada in archivio come un anno zero, quello della riapertura di un ciclo dopo la rivoluzione estiva sul mercato con la partenza di colonne come Acerbi e Politano. Attenzione però che quello dell’inesperienza non diventi un alibi per i neroverdi, giovani sì ma di qualità. Ragazzi che, per il loro valore, si sono meritati chiamate nelle varie nazionali. I peccati di gioventù costati anche la rocambolesca sconfitta di Bologna si possono perdonare, ma è necessario che l’ennesima lezione serva a qualcosa. E permetta a questo Sassuolo di svoltare, ritrovando entusiasmo, spensieratezza e continuità a livello mentale oltre che di risultati a partire dalla sfida di giovedì sera contro il Chievo. Dove bisognerà vincere, senza se e senza ma, per rivedere la luce in fondo all’interminabile tunnel imboccato dai neroverdi di De Zerbi nel girone di ritorno.
I numeri dal giro di boa in poi sono indiscutibili, un passo da retrocessione che non si può attribuire solo alla giovane età della rosa. Dopo aver indossato le infradito contro la Sampdoria, a Bologna i neroverdi si sono rimessi le scarpe da gioco. Prestazione discreta, ma ancora condizionata dalla scarsa concretezza in zona gol (e qui la colpa è di non aver sostituito Boateng) e dalle croniche ingenuità a livello difensivo. —
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