Sassuolo, De Zerbi il trasformista adesso sale in cattedra
È maestro nel cambiare di continuo moduli e interpreti. Ma agli aspiranti allenatori assicura: «Non ho segreti»
SASSUOLO Dalla leggenda Gianni Rivera al campione del mondo Mauro German Camoranesi, dal monumento Toninho Cerezo all’altro brasiliano Amantino Mancini, da Patrizia Panico al modenese ed ex Castelfranco Marcello Chezzi, fino a Francesco Tomei (secondo di Di Francesco), al figlio di Zeman, Karel, e a Enzo Maresca. Sono alcuni degli aspiranti al patentino di allenatore di prima categoria che ieri e l’altro ieri sono andati a ‘scuola’ dal professor De Zerbi. Il tecnico del Sassuolo ha svelato i suoi metodi agli allievi della scuola per allenatori di Coverciano e ha affermato: «Sono sempre disponibile a collaborare con i miei colleghi allenatori perché non ho segreti. E soprattutto perché è sempre un piacere, oltre che un onore, poter ricevere la visita della Scuola allenatori di Coverciano». Gli allievi del Master Uefa Pro, hanno assistito alla lezione in aula del tecnico neroverde, e alle sedute del Sassuolo, per poter osservare in prima persona le metodologie di allenamento adottate dallo staff tecnico. Non è un mistero che De Zerbi presti una particolare attenzione al lavoro tattico, sia sul campo che in fase teorica, e che dunque rappresenti un allenatore molto interessante per gli ‘studenti’ che si preparano ad accedere al livello top della categoria. E sul campo il tecnico del Sassuolo quest’anno ha dimostrato tutta la sua duttilità: 4-3-3, 3-4-3, 3-5-2, 4-3-1-2, 4-2-4 sono solo alcuni dei moduli variati in stagione dal Sassuolo, squadra abituata a cambiare tatticamente anche a partita in corso e che ha ruotato gli interpreti con grande frequenza. Sicuramente sarà vero che De Zerbi non ha segreti, di certo ha privilegiato gli allenamenti a porte chiuse anche per non dare indicazioni alle squadre avversarie sotto questo profilo. L’allenatore del Sassuolo sa anche adattarsi agli avversari (anche domenica scorsa contro la Lazio si è messo a specchio rispetto alla squadra di Inzaghi, cambiando uomini e modulo rispetto al successo sul Chievo) e ha dimostrato di privilegiare il cosiddetto ‘falso nueve’, ruolo pensato a pennello per Boateng che poi ha lasciato la squadra orfana non solo del suo carisma, ma anche della sua capacità di interpretare quel ruolo. Giornate intense, quelle sassolesi, per gli aspiranti allenatori di prima categoria, giornate in cui hanno avuto senz’altro modo di accrescere le loro competenze calcistiche. —
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