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Occhio, malocchio, prezzemolo e le scaramanzie per il Voltini

M.C.
Occhio, malocchio, prezzemolo e le scaramanzie per il Voltini

Doriano Tosi torna negli stadi dove ha vinto, Morselli chiederà un passaggio per non prendere la sua auto. La camminata di Bollini, ma regna il riserbo

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“Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”. Lino Banfi ha già ispirato il Modena con la sua Longobarda, ma prima dello scontro diretto con la Pergolettese potrebbe fare altrettanto con la.. scaramanzia. Riti, consolidati o quasi casuali, accompagnano la truppa gialloblù verso la sfida di Crema, sperando che possano essere un’arma in più per conquistare una vittoria che riaprirebbe ogni discorso per la vittoria del campionato. C’è chi la scaramanzia non l’ha mai considerata, vedi Amadei, e chi invece a qualche gesto ha dato un valore ben preciso: «Io – spiega Morselli – posso dire con certezza che non andrò con la mia auto. L’ho usata solo per due trasferte, quella di Sasso Marconi e quella di Milano Marittima con il San Marino, e abbiamo sempre pareggiato. Questa volta chiederò un passaggio: ecco, questa è la mia scaramanzia». L’altro socio Galassini è più o meno sulla stessa linea: «Nessun rito, ma ho abitudini che rispetto nel giorno delle partite, visto che in passato hanno portato bene». Il presidente Salerno, invece, preferisce rispettare la “sacralità” della scaramanzia, nascondendo i suoi riti: «Ne ho tanti – spiega – ma non posso dirli, di sicuro prima della gara con la Pergolettese ne rispolvererò molti». Per il ds Tosi ci sono riti da “amrcord”: «A Crema contro il Pergo vinsi quando ero ds del Padova nell’anno della promozione in B, in più quest’anno ho visto dal vivo poche gare del Modena e non abbiamo mai perso, quindi ripeterò qualcosa che ho già fatto in quelle gare». Per Bollini c’è l’influenza delle esperienze al Sud: «In piazze come Salerno non puoi non avere scaramanzie e così anche io ho iniziato a dare peso alla ritualità di alcuni gesti: nel look nessuna cosa particolare, ma prima della partita mi faccio una camminata in campo guardando da un’area all’altra». Tra i giocatori? Capitan Perna segue la filosofia dei non scaramantici: «Si può però dire che abbiamo una mascotte – racconta – che quando viene a trovarci ci fa vincere. Lo chiamiamo Brehme, ce lo presentò Bucchi, e anche ieri ha fatto vincere il Benevento di Cristian a Verona per 3-0». —

M.C.

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