Il Carpi piange a Livorno Sei anni dopo è di nuovo C
Giannetti decide il match del Picchi e condanna i biancorossi alla retrocessione È l’epilogo più triste per la favola scritta e vissuta dai ragazzi di Castori
. Adesso è davvero finita, non c’è più calcolo che tenga né classifica avulsa da calcolare: il Carpi è di nuovo in Serie C, a sei anni di distanza dalla prima storica promozione in B. Una sentenza maturata ben prima di Livorno, dove i biancorossi disputano la solita gara generosa giocando meglio dei padroni di casa per un tempo intero. Poi la rete di Giannetti e il buio. E la Serie C. Ora non servirebbe neppure un eventuale declassamento del Palermo. L’unico obiettivo possibile è quello di evitare il cucchiaio di legno, e fare più punti del Padova, impegnato in casa proprio contro il Livorno. Altrimenti sarà ultimo posto. Con i tre punti, gli amaranto di Breda allontanano invece gli spettri della retrocessione diretta e rimangono in corsa per evitare i play-out.
EFFETTO SORPRESA
I novanta minuti del Picchi sono stati simili a tanti – troppi – altri nel corso della stagione. Per un’ora buona di orologio il Carpi se la gioca alla pari, poi subisce gol su un errore della difesa e si squaglia come neve al sole. La stessa neve incrociata sul cammino da un centinaio di tifosi biancorossi, partiti da Carpi alla volta di Livorno con una residua speranza di salvezza nel cuore. Una fiammella che la loro squadra tiene viva per l’intero primo tempo, sfruttando l’effetto sorpresa di un 4-3-3 con Sabbione davanti alla difesa e Crociata arretrato sulla linea dei centrocampisti. L’ordine è quello di “aggirare” la retroguardia livornese, compito che riesce benissimo soprattutto a Marsura, che fa letteralmente impazzire gli avversari sul lato mancino. L’ex veneziano serve una palla d’oro a Mustacchio e sfiora la rete del vantaggio intervenendo sottoporta sull’imbeccata di Corona, uscito con un guizzo da un nugolo di tre avversari. Sono le migliori occasioni ospiti, alle quali il Livorno risponde solo nell’ultimo quarto d’ora, con una traversa casuale colta dal tiro cross di Porcino, una serie di calci d’angolo e il tiro sottoporta di Dainelli, ribattuto da Piscitelli in spaccata con il piede. Si va negli spogliatoi sul pareggio.
DECIDE GIANNETTI
Ci sono ritornelli che si sono ripetuti spesso in queste 37 giornate biancorosse. Tra questi l’incapacità di cambiare le partite sfruttando i cambi dalla panchina. Non riesce neppure a Livorno, dove il Carpi si trova sotto dopo 14 minuti dall’inizio del secondo tempo, pochi secondi dopo il bel volo di Zima a togliere dal sette la conclusione dai venti metri abbondanti di Sabbione: Raicevic controlla una palla in area difendendola col corpo, appoggia a Giannetti che infila di destro sul primo palo. Non capita per caso, perché la squadra di Breda era rientrata dagli spogliatoi con la voglia di chiudere la partita e prima del vantaggio si era già fatta pericolosa con Racicevic e con uno scatenato Diamanti, a tratti padrone della trequarti. Reagisce il Carpi, prima con Cissè, poi Crociata e Marsura, ma la mira è sempre sbagliata. Costretto a giocarsi tutto il campionato in pochi minuti, mister Castori getta nella mischia tutte le armi a sua disposizione: Concas, Rolando e Arrighini. L’undici disegnato sulla scacchiera è di quelle da assalto all’arma bianca, con la difesa a tre composta grazie all’arretramento di Sabbione, la coppia d’attacco Arrighini-Cissè supportata da Marsura e dai tagli di Concas.
Da quel momento le azioni da gol piovono copiose, ma sono tutte del Livorno. Tra Agazzi e Piscitelli diventa quasi una questione personale quando il portiere biancorosso vanifica il terzo tentativo in pochi minuti del centrocampista deviando col braccio la conclusione a tu per tu. Serve per mantenere il cuore in gola ai tifosi livornesi, ma pericoli dalle parti di Zima non se ne vedono più. —
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