Quattromila cuori che battono, poi i gialli e Bollini sotto torchio
Tantissimi tifosi gialloblù a Novara sognando la promozione in serie C e la grande festa Poi la delusione della sconfitta del Modena e la contestazione a squadra e allenatore
l’assedio
Il sipario sullo spareggio si è alzato in un tripudio di mani al cielo sventolanti bandiere gialle che chiedevano una sola cosa: Artefici della nostra storia conquistiamo la vittoria. Eccolo lì, il pubblico di Modena, fiero e orgoglioso di quei due colori, il giallo ed il blu, che significano amore e senso di appartenenza oltre ogni confine, oltre ogni ostacolo, oltre tutto. Eccoli lì, i veri eroi, quelli che ad ogni sfida, ad ogni appuntamento cruciale per il destino della squadra rispondono sempre presente. Un muro umano. Una curva Montagnani in trasferta che bastava guardarla per commuoversi ed emozionarsi pensando a quanto è bello essere e sentirsi modenesi. Perché ieri al Silvio Piola di Novara è questo che è andato in scena ancora una volta: l’orgoglio di un’intera città e di un’intera provincia. Modena, Marano, Novi, la Bassa e chissà da quante altre zone i tifosi canarini si sono messi in viaggio verso il Piemonte a caccia di un sogno chiamato serie C che bisognava, si doveva raggiungere ad ogni costo per muovere il primo passo verso il ritorno nelle categorie professionistiche. Dopo una lunga attesa per conoscere il teatro della sfida con la Pergolettese, che ha tenuto tutti in una spazientita apprensione, il popolo gialloblù non ha tradito le aspettative: più di 4mila i tifosi che hanno lasciato casa e divani per raggiungere Novara. Tremila quelli che hanno gremito la curva e i restanti che si sono accomodati nella tribuna laterale. Un popolo che si è messo in marcia puntuale e come da tradizione in netto anticipo sul fischio d’inizio con bandiere, vessilli, felpe, berretti, sciarpe. Gruppi di amici e di amiche, famiglie con i bambini al seguito perché crescere in gialloblù è una tradizione da vivere e tramandare ai più piccoli. Erano tutti lì per te, Modena. Tutti partiti con la voglia di vivere una giornata di vittoria, carichi di aspettative e di speranze come solo chi sa cosa vuol dire la passione per quei due colori, quella vera, può capire. Non erano così tanti, si vociferava ieri, nemmeno quando a Genova il Modena conquistò la serie A. E al Piola si giocava uno spareggio di serie D. Una dimostrazione di affetto e di vicinanza alla squadra, sempre e comunque, in qualsiasi categoria giochi, che non si sa bene più nemmeno come definire. Perché l’amore per il Modena non lo si può forse descrivere o spiegare con un semplice aggettivo. Almeno non di fronte a presenze del genere. Lo striscione esposto ad inizio match non chiedeva tanto, infatti, ma solo il giusto dinnanzi ad un popolo gialloblù accorso in massa: conquistiamo la vittoria. Ma a nulla sono valsi i cori d’orgoglio modenese, a nulla è servito gridare che la Ghirlandina merita rispetto, a niente nemmeno ripetere a più riprese che la Curva Sud ama il canarino e pensa a lui tutta la settimana. Le speranze e i sogni di un intero popolo si sono spenti tristemente in un 2-1 a fine primo tempo da cui i gialli non sono stati più in grado di risollevarsi nel secondo. Tanto da tacitare addirittura la voglia dei tifosi di continuare a cantare ancora per chi sembrava non sentirli nemmeno. La voce, però, è tornata al triplice fischio finale. E nel modo peggiore, in quello che mai si sarebbe voluto sentire. Mentre la Pergolettese festeggiava il suo successo, la sua promozione diretta a quella C che i tifosi canarini si sono visti portare via sotto gli occhi, Bollini e i suoi uomini venivano pesantemente ricacciati negli spogliatoi senza ricevere quell’abbraccio simbolico e consueto che sempre la curva gli riserva. Quelle mani levate al cielo dai tifosi non erano più lì per sventolare bandiere gialle, ma per ricordare a chi forse se lo era dimenticato sul campo che il popolo di Modena “merita di più”. Questo il grido unanime lanciato dalla curva alla squadra che mestamente si ritirava dal terreno di gioco. Un pubblico da serie A che chiedeva una sola cosa: la vittoria. E invece è in un nuovo abisso che sono sprofondate le sue speranze. E stavolta il fischietto non c’entra. —
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