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Massese e Ravarino, due cadute dolorose

Andrea Ortolani
Massese e Ravarino, due cadute dolorose

Retrocessioni che potrebbero portare a terremoti societari Borghi smentisce. Cremonini: «Faccio un passo indietro»

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Due retrocessioni molto dolorose, quelle di Ravarino e della Massese Caselle, talmente dolorose che hanno messo in discussione la stessa struttura della società, con voci, più o meno confermate, di cambiamenti nei vertici. Ne abbiamo parlato coi diretti interessati, i due presidenti Luigi Borghi della Massese Caselle e Maurizio Cremonini del Ravarino.

MASSESE CASELLE

Così il presidente Borghi: "C'è molta amarezza, solo in questi giorni sto metabolizzando cosa è successo, sono veramente deluso dalla squadra, ma credo sia normale dopo quello che è successo. Sul futuro è presto per parlarne, posso solo dire che la società andrà avanti senza problemi e senza grossi cambiamenti. Io rimarrò al mio posto, e vedremo di allestire la migliore squadra possibile. So che ci sono state tante voci attorno a noi ma mai nessuno si è presentato a me o a qualcun’altro della società con qualcosa di concreto. Sono state solo parole, da parte di qualcun altro, noi abbiamo assistito come spettatori, ma di concreto non c'era nulla".

RAVARINO

Queste le parole del presidente Cremonini: “Io posso solo dire che la FIGC ci ha fatto una cattiveria grandissima. Ho speso quattromila euro per il ricorso contro la Povigliese, e la federazione l’ha rigettato senza nemmeno prenderlo in considerazione, senza darci nessuna spiegazione ulteriore. Noi siamo gente seria, che fa sacrifici importanti per fare calcio, e non possiamo riconoscerci in una federazione che a parole è dalla nostra parte, e poi fa tutt’altro. La retrocessione non rappresenta per noi un problema, è stata il culmine di una stagione maledetta, ma è un risultato sportivo, e come tale lo accettiamo”.

Sul futuro, personale e non: “In questo momento non ci sono notizie, nei prossimi giorni io mi recherò in Cina per impegni lavorativi, al mio ritorno ci riuniremo tutti insieme per vedere cosa sarà il futuro del Ravarino. Di sicuro posso dire che personalmente non mi occuperò più del calcio in prima persona, se vorrà mio figlio prenderà il mio posto, ma questa sarà una decisione sua, di cui non posso parlare. Questo è un calcio che non comprendo più, a tutti i livelli, e in cui non ritrovo più i valori di provincia, e per questo non posso continuare”. —

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