Volata perfetta in via Emilia È Demare il re di Modena
Una brutta caduta all’interno del gruppo in Largo Aldo Moro anticipa lo sprint con il francese che brucia Elia Viviani
“Houston abbiamo un problema”. Sì, perché un anno fa il Giro d’Italia, inteso come giro degli italiani, si era “votato” a Elia Viviani, capace di vincere quattro tappe e dare un’altra prospettiva all’Italbici aggrappata a Vincenzo Nibali che però non c’era. Quest’anno, invece, Viviani, vestito del tricolore, proprio non riesce a vincere. Tre secondi posti e la beffa di Orbetello, quando la sua bella volata il veronese l’aveva vinta sulla strada ma era stato declassato dal Var. Ieri a Modena? Ha perso Elia, semplicemente perché il francese Arnaud Demare (Groupama) è stato più forte di lui e perché, nella terra di motori e piloti, e nel giorno triste della morte di un asso della F1, che da queste parti ha trovato la simbiosi perfetta con una Rossa per costruire gran parte della sua leggenda, Niki Lauda, ha potuto contare su un “pilota” d’eccezione. Perché non solo nei motori, ma anche nel ciclismo il pilota è fondamentale. Per gli sprinter è il gregario, di solito buon velocista, che mette il capitano nella posizione perfetta di sparo ai 200 metri. Il piacentino Jacopo Guarnieri, in gruppo, è considerato un asso. Fa tutto quello che deve fare all’ultimo chilometro. Demare deve soltanto scegliere la parte sinistra della carreggiata e aprire il gas. Il francese è forte. Ha vinto la Milano-Sanremo nel 2016, tappe al Tour. Insomma, ha vinto con merito. “Una grande volata, mi sono tolto un peso, ora sono libero di testa e posso vincere anche a Novi Ligure”, ha detto all’arrivo, mentre Viviani masticava amaro, così come Selig (Bora) ed Ewan (Lotto Soudal), che però il ghiaccio l’aveva già rotto a Pesaro. Dietro altri due italiani, quinto Giacomo Nizzolo (Dimension Data), sesto Davide Cimolai (Israel).
E la maglia ciclamino Ackermann, superfavorito dello sprint? Mentre Demare festeggiava e Viviani s’abbatteva, cercando di capire perché al suo motore manchino quei cavalli necessari a fare la differenza, al traguardo, scortato dai compagni della Bora, arrivava la maglia ciclamino. Con i pantaloncini squartati, paurose (e dolorose) escoriazioni su spalla, fianco e gamba destra.
Una tappa piattissima partita da Ravenna ha vissuto il suo momento thrilling proprio sotto lo striscione dell’ultimo chilometro. Gruppo lanciato a sessanta all’ora, Ackermann tampona il compagno che lo precede, pauroso volo, Marezcko (Ccc) e Consonni (Uae) giù con lui come altri. Quello che sta peggio è Andrea Moschetti (Trek) che finisce all’ospedale. Nella terra dei motori e della velocità è il brivido dello sprint. Zero, invece, i brividi provati dai big. Roglic, Nibali, Yates e gli altri (pochi) pretendenti alla maglia rosa si sono goduti un giorno in più di riposo. Fuga in avvio con kamikaze-Hatsuyama (Nippo) e Covili (Bardiani), gruppo che lascia fare. Valerio Conti (Uae), la maglia rosa, in carrozza. Per lui la “pacchia” finirà venerdì con il primo arrivo in salita al Lago Serrù. “Spero che il mio compagno di squadra Simone Consonni non si sia fatto male nella caduta”, ha detto a fine tappa, proprio mentre accanto Ackermann se ne andava in hotel come se niente fosse, applaudito da un pubblico che ha confermato come questa sia anche terra di ciclismo. Che “gatti” questi corridori.
Oggi a Novi Ligure, nella terra dei Campionissimi, altro sprint e ultimo appello per Viviani per salvare il suo Giro. Ha già detto, infatti, che lascerà la corsa prima delle montagne. Senza l’obiettivo della maglia ciclamino (in fumo dopo la penalizzazione a Orbetello) e senza tutti i cavalli nel suo motore, meglio preparare la rivincita al Tour. Perché se ritrova i cavalli, a Bruxelles il 6 luglio, nella prima tappa del Tour, c’è una volata in cui è “solo” in palio la maglia gialla. Una bella rivincita no? —
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