Sassuolo, la passione di Ronnie «È la squadra più british che c’è»
Fa il musicista, è nato a Londra ma ha origini italiane e casa a Palagano «Simpatizzo per il Chelsea, poi mi sono innamorato anche dei neroverdi»
SASSUOLO. Per il Sassuolo, uno dei tasti dolenti storici è la tifoseria risicata, che la società sta provando a rimpolpare, fronteggiando varie problematiche, che vanno dalla concorrenza con le altre realtà sportive della provincia, all’ubicazione dello stadio in terra reggiana. Eppure, qualche risultato positivo sta arrivando, con nuovi sostenitori che si avvicinano ai neroverdi: lo hanno dimostrato i numeri dell’ultima campagna abbonamenti, ma lo rivelano anche insospettabili casi di affetto, che provengono non solo dalla nostra penisola. In terra inglese, ad esempio, c’è un tifoso che si dichiara «La bandiera del Sassuolo d’oltremanica»!
Lui è Ronnie Bertoli e, mescolando inglese, italiano e qualche parola di dialetto modenese, ci racconta così tanti aneddoti da colmare un libro intero. «Mi piace il Sassuolo per la sua unbelievable storia: in pochi anni è passato dalla serie D alla serie A, fino all’Europa! È la squadra italiana più “british”, perché gioca per divertire il pubblico e, in più, è anche il club più vicino alla mia seconda casa: io, infatti, sono per metà di Palagano. Del campionato inglese, invece, mi piace il Chelsea, che è la squadra degli italiani a Londra, loro sono “blues” e hanno avuto tanti calciatori italiani. Oltre al Chelsea, tifo solo Sassuolo e attention: le squadre del cuore non si cambiano mai!».
A Ronnie, quando parla del Sassuolo, si illuminano gli occhi, mentre è meglio non nominare Juventus, Manchester, Liverpool o Arsenal, a meno che non si voglia fare un corso accelerato di termini inglesi poco lusinghieri. Per definire il Sassuolo, invece, usa un’espressione difficilmente traducibile, cioè Underdog, che vuol dire sfavorito: «il Sassuolo è un po’ come David against Goliath, con il club che è capace di sorprese, anche di sconfiggere i più forti».
Ronnie non è un tifoso qualsiasi, visto che si è eletto ambasciatore dei neroverdi in terra inglese: «Quando sono qui, compro tutto il merchandising del club: magliette, tute, zainetti e, poi, li regalo ai miei amici inglesi. All’inizio non capivano bene, ma poi hanno imparato a conoscere il Sassuolo, chiedono news, seguono i risultati e… ormai tutti cantano l’inno!».
L’inno? Ronnie non si sta riferendo a quello scritto e interpretato da Nek, ma parla di una canzone alternativa, della quale lui stesso è autore: «Volevo scrivere una canzoncina un po’ sciocca per tifare ovunque Sassuolo, così ho preso una melodia di Gilbert e Sullivan e ho cambiato le parole. Il risultato fa un po’ ridere, perché prende in giro altri club e esalta il Sassuolo, ma credo che rimanga bene in testa; il ritornello ad esempio fa così: "We are Sassuolo/ We are the best/ We are Sassuolo, so/ f..k all the rest!" C’è qualche parolaccia, ma da cantare in curva o nei pub è perfetta».
Eccezionalmente, quest’anno Ronnie ha anticipato il soggiorno italiano, per portare avanti alcuni progetti: «Sono nato a Londra,ma sono stato concepito qui, da genitori italiani. Fin da piccolo, ho sempre passato l’estate a Palagano, dove ho amici e alcuni interessi. Ora sono qui, perché, grazie alla GV Management, ho registrato a Bologna il mio secondo album, “Untold”. Per tanti anni ho fatto l’ingegnere edile, ma contemporaneamente ho sempre avuto la passione per la musica: fin dagli anni ’80 ho suonato in studio e per alcune band (anche per Desmond Dekker), ma ora compongo per piano solo».
L’ultima battuta di Ronnie nasconde una speranza: «Il mio calciatore preferito di sempre? Roberto Baggio, ma anche Gianfranco Zola mi ha fatto emozionare; tra quelli in attività, invece, scelgo Berardi: speriamo solo rimanga a Sassuolo…».
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