Unione 90: una “magia” per San Felice
I ragazzi del presidente Orlandini e di coach Mischiatti a 7 anni dal terremoto regalano alla città la promozione in C
SAN FELICE Una magia: l’Unione 90 sale trionfalmente in Serie C maschile. A decretare il trionfo dei ragazzi di coach Mischiatti è stata gara 2 dei playoff promozione vinta a Casinalbo contro la Vierrevi per 3-0. L’ennesima impresa compiuta da una squadra che appena sette anni, dopo il terremoto, fa si era ritrovata senza una “casa” dove regalare momenti magici a chi, e sono tantissimi anche nella Bassa, ama il volley.
E allora chi meglio del presidente della Pallavolo Unione 90, Giulio Orlandini, può provare a raccontare quella che a tutti gli effetti sembra una favola?
«Siamo sempre stati una società modesta, senza troppi fronzoli e umile, ma dal 1975 sempre presenti con la pallavolo. Dapprima nel Centro Sportivo Italiano poi abbiamo iniziato i campionati Federali, arrivando alla promozione della stagione 1989/1990 in serie D. Da lì ad oggi, 30 anni di presenza a livello regionale».
«La nostra storia ha uno spartiacque non di poco conto, il 2012. Fino a quel momento avevamo due squadre in serie D, maschile e femminile, e proprio a maggio 2012 eravamo con entrambe ai playoff. In particolare la squadra maschile, aveva subito una rivoluzione. Due anni, nel 2010, prima i veterani, i fratelli Giovanelli, Pizzi, Natali, Ferrari e Mignani, appesero le ginocchiere al chiodo con la conseguente retrocessione dell'anno dopo dalla C alla D. Ma già in quella squadra erano stati piantati i semi per il futuro: Peverari e Zavatti. Quello del 2012 fu il primo playoff, la prima finale giocata. Ma ahimé il terremoto ci ha costretto a preparare la finale in condizioni precarie. Da quel 2012 la serie D ha conquistato quattro accessi ai playoff arrivando a giocare tre finali. Un grazie va a Simone Ferrari e Monja Mischiatti perché tirano avanti la baracca e a tutta la squadra».
l’allenatrice
Proprio a quest’ultima era affidata la conduzione tecnica .
«La squadra che è stata fortemente voluta. Il 18 luglio 2018, termine delle iscrizioni, eravamo in 8 giocatori e senza allenatore. Ma questa società non poteva sparire. Così mi sono messa a completa disposizione per poter almeno evitare le multe dovute all'assenza di un allenatore. Per fortuna però il 3 settembre, abbiamo trovato Antonio Begnardi, che definirei un mental coach (purtroppo non ha il cartellino). Il 4 settembre al primo allenamento eravamo in 9. L'11 settembre eravamo in 17. Fondamentale l'apporto di 3 elementi della Stadium, un grazie enorme a Simone Zucchi».
«Che sarebbe stato un bel campionato lo si è visto subito: all’esordio, sotto 2-0, abbiamo vinto 3-2. È stata una stagione dalle due facce, il 2018 ed il 2019. I playoff mai in discussione, ma se nella prima parte abbiamo commesso qualche passo falso, nella seconda metà, grazie anche all'arrivo di Benatti, è stata una vera e propria cavalcata trionfale. Siamo arrivati all'ultima di campionato con 14 vittorie consecutive da 3 punti, 3 set persi in totale. Con il culmine a San Martino in Rio. Si sa la Bombonera è la bestia nera di ogni squadra, beh noi siamo riusciti ad espugnarla con un bel 3-0. Ecco. Lì ho avuto la certezza che la serie C ci stava aspettando a braccia aperte».
LA PROMOZIONE
« Ce la siamo meritata noi dello staff che siamo stati presenti sempre e ovunque. Se la sono meritata i nostri tifosi irriducibili presenti sia in casa che in trasferta. Se la sono meritata i giovani che dovranno fare tesoro di questa esperienza. Se la sono meritata i nuovi arrivati perché ci hanno dato fiducia. Se la sono meritata i "vecchi" Peverari, Dallolio e Zavatti perché non hanno mai mollato in tutti questi anni».
IL CAPITANO
Conclusione affidata a Michele Peverari.
«Le premesse con cui siamo partiti non erano buone, anzi. La paura di dover ripetere un campionato come quello di due anni fa erano tante (zero vittorie). Ma allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, abbiamo creato un gruppo bellissimo. E quando dico gruppo intendo Antonio, Monja e Simone, un trittico senza eguali. In più ogni mio compagno non si è risparmiato: dal più esperto al ragazzino. Ognuno di loro è andato oltre il proprio limite. Per me, che ormai lo sono da tanti anni, è stato un onore essere il loro capitano. Erano anni che a San Felice non si vedeva un gruppo così coeso verso un solo obiettivo: la serie C. Non posso che ringraziarli». —
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