Salvatori: «Ho ancora fame e voglia di tornare nel calcio che conta con il Modena»
«Appena Cesati mi ha chiamato ho risposto con entusiasmo Non sapere il campionato un intoppo, a Torino in 6 giorni facemmo una squadra da A»
Persona di alta professionalità, dimostrata nella sua esperienza ventennale da dirigente, seria e pragmatica: il biglietto da visita di Fabrizio Salvatori lo ha offerto l’amico Roberto Cesati e il nuovo direttore sportivo del Modena ricalca alla perfezione ogni aggettivo speso per lui dall’ex compagno, ora suo direttore generale. A partire dalle parole sul possibile ritardo nella costruzione della squadra, legato ovviamente all’incertezza sul ripescaggio in serie C: «Quando Cairo prese il Torino – ha spiegato Salvatori – era il 2 settembre. Io ero il direttore sportivo e Gianni De Biasi l’allenatore: ci diedero sei giorni per allestire una squadra che poi andò in serie A. Nel calcio il tempo è fondamentale ma al tempo stesso non deve esserci mai fretta: non è detto che un giocatore che perdi subito, perché è indeciso e preferisce un certo tipo di contratto, sia effettivamente una perdita, perché poi ne può arrivare uno più forte e soprattutto che sposa la tua causa. Inizieremo a lavorare pur con l’incertezza della categoria, sperando che alla fine sia la serie C, la situazione senza dubbio non è semplice ma sono sicuro che ci saranno tanti giocatori pronti a venire in questa società». Pragmatico e deciso, Salvatori, lo si è dimostrato anche sulla sua posizione: «La durata del mio contratto? Sono io a non volerlo pluriennale perché non voglio la pensione, voglio che venga giudicato il mio lavoro e dunque penso solo a fare il massimo per la stagione che ora mi attende a Modena. Sono nel calcio da tanti anni e lo conosco bene: a volte non sono stato riconfermato neanche dopo una promozione, altre volte qualcuno si è messo in mezzo. Il passato, però, conta per il curriculum ma non per il futuro: bisogna sempre ripartire da zero. Qui ci sono i presupposti per fare bene e di certo mi anima la voglia di tornare nel calcio che conta, la stessa che anima il Modena». Per Salvatori il gialloblù di Modena è un colore già conosciuto, vestito da calciatore in un’esperienza purtroppo infelice nella stagione 1978/79: «Fu un anno difficile – ha ricordato – perché retrocedemmo in C2 dopo essere rimasti senza stipendio per dieci mesi. Quel campionato però mi servì tanto e soprattutto mi fece apprezzare la piazza di Modena, una di quelle in cui mi sono trovato meglio: qui respirai un clima di educazione e rispetto in tutto l’ambiente, nonostante la situazione. Modena è una città importante, di quelle che nel calcio è difficile trovare e che merita categorie superiori. In certi posti prendi insulti e non prendi soldi, nella vita ci vuole la fortuna di trovare la piazza giusta. Appena Cesati mi ha chiamato, la possibilità di tornare mi ha entusiasmato». —
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