Modena, Romano Sghedoni nel ristretto club dei presidenti eletti dal popolo
Prima di lui solo Corradini e Montagnani. Mister Kerakoll: «Carica che mi è attribuita più per il Modena che per l’azienda»
MODENA. Ci sono stati pochi uomini, tre e tutti modenesi, che hanno ottenuto i gradi di Presidente per acclamazione popolare, diventandolo nel cuore dei tifosi ancor prima che attraverso la nomina di un consiglio di amministrazione e la consacrazione degli atti ufficiali. Per non tornare troppo indietro, anche se occorre fare un grande balzo a ritroso nel tempo, il primo nome è quello di Ferdinando Corradini, che diventò presidente del Modena nel 1960: riporto i gialli dalla serie C alla serie A in due anni e lo rimase per 10 anni tra la fine anni sessanta e gli anni settanta. Imprenditore nel settore dei sanitari, fondò la 'Faral" termoidraulica che rimase sponsor dei canarini anche dopo l’abbandono della carica da parte di Corradini. E siccome la storia di ripete nel 1997 Gigi Montagnani, uno dei più importanti costruttori della città, titolare dell’Immobiliare Z2 e amicissimo di Luciano Pavarotti, pone fine all’agonia di un Modena che stava rischiando la radiazione dopo la gestione Gabrielli, impiega qualche anno a prendere la mira, si separa da Paolo Borea - lanciato proprio da Corradini - assume un illustre sconosciuto che faceva l’impiegato all’Immergas, Doriano Tosi, e fa centro. Tosi ingaggia De Biasi e azzecca tutto: altro doppio salto dalla serie C alla A in due anni, ma Gigi Montagnani non riesce a godersi quella che resterà una delle più grandi imprese del Modena Calcio perchè un destino crudele lo toglie di scena proprio la sera del giorno in cui vide partire per il ritiro di Pieve di Cadore quella squadra che entrerà nella leggenda come Longobarda. Quel Modena lo prese e lo gestì Romano Amadei che nonostante abbia fatto tantissimo per il calcio canarino, non ultimo il suo ruolo determinante nella rinascita dopo il fallimento Caliendo, non riesce a sfondare nel cuore dei modenesi come Corradini e Montagnani. E come Romano Sghedoni, l’uomo più desiderato dai tifosi gialloblù da ormai diverse generazioni e che, trascinato nell’avventura proprio ad Amadei e Tosi, a 81 anni decide di compiere il grande salto. Entra nel Modena per contribuire con la sua forza finanziaria e il suo prestigio di imprenditore alla rifondazione. Non vuole cariche, solo dare una mano e il titolo, in accordo con Amadei, va a Carmelo Salerno. Ma basta un anno e il Modena è nelle mani di Romano Sghedoni, prima come patron in maggioranza assoluta e da venerdì anche come Presidente. Un passo compiuto per la sua passione gialloblù e per la straordaria spinta dei tifosi canarini che lo volevano come leader massimo.
«La gente mi chiama presidente più per il Modena che per la Kerakoll - rivela Romano Sghedoni - Nella mia azienda resta tutto dentro il recinto, ma quando si tratta di Modena è tutta un’altra cosa. Già prima ancora di questo riassetto societario tanti tifosi mi chiamavano presidente, adesso solo che entri in un ristorante sono il presidente del Modena per tutti. Un onere e un grande onore: speriamo di far bene». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

