Walter Magnani, il Presidente che fece grande Spezzano
«Quattro promozioni in A1, grandi giocatrici, tecnici speciali e un paese che ci amava, ma il segreto è stata la mia famiglia»
Storia della pallavolo capitolo... Anzi, no, semplicemente storia della pallavolo, perché Walter Magnani è la “storia della pallavolo” e ha contribuito a scriverla per oltre vent’anni diventando, lui, nato a Reggio Emilia e vissuto poi per anche a Scandiano, il vero simbolo di una storia meravigliosa chiamata “Volley 2000 Spezzano”.
GLI INIZI e... ANDERLINI
«Facevo l’imprenditore edile, all’epoca, erano i primi Anni Ottanta, abitavo ormai a Spezzano da sempre, le mie figlie, Laura, Stefania e Nicoletta giocavano a Fiorano e, come spesso accade, così iniziò tutto. Grazie a quella passione “ereditata” in famiglia, presi anche il cartellino da allenatore e qui vi racconto il primo aneddoto, quando sostenni l’esame alla Bursi, il mio esaminatore era il Professor Anderlini. In panchina? Da tecnico mi ci sono seduto una volta sola, a Pavullo, mancava l’allenatore, a referto andai io, il vice era Silvana Mazzi, mia moglie, e in campo c’erano le mie tre figlie».
IDOLI ALLA BURSI
«Dalla Libertas si staccarono poi quattro amici modenesi che fondarono il Volley 2000 e io subentrai loro quando capii che si sarebbe potuto fare di fare di più e arrivare in alto, cioè in serie A. La nostra vera forza? Fare tutto con una moglie eccezionale come Silvana. Posso dire con orgoglio che da noi in 22 anni sono venute tantissime atlete, anche di grande livello, perché erano trattate come in una famiglia».
«Poi c’era la... Bursi, per noi una piccola, grande fortezza in cui abbiamo costruito tante imprese, tutte memorabili, vittorie e promozioni che facevano delle ragazze quando giocavano in casa dei veri e propri idoli di paese. Ricordo bene le file interminabili per entrare in occasione dei derby con Modena o dei big match con le altre grandi della serie A1, mi emoziono ancor oggi ripensandoci».
GLI ALLENATORI
«Ne ho avuti davvero tanti: oltre a Giovanni Guidetti, penso a Caprara, allo zio di Giovanni, Paolo, a Ettore, penso a Barbieri, a Davide Baraldi, ad Alberto Bertoni a Monica Savini che hanno fatto tantissimo per il Volley 2000 come dirigenti. Dite che avevo l’esonero facile? Io non interferivo con i tecnici, ma andavo in panchina e mi piaceva chiedere loro spiegazioni, poi..., sì, è vero ho esonerato Giovenzana e Barbieri, ma nulla di personale, pensavo al bene della squadra».
LE GIOCATRICI
«Sono state tante e splendide: da Rita Gualmini a Daniela Campioli, Lory Pagliari agli inizi della nostra avventura, Kinga Maculewicz, Valentina Borrelli, Kristina Fekete, ma sono solo i primi nomi che mi tornano in mente, tutte come figlie per me, abbiamo avuto anche Francesca Piccinini... Una ragazza che davvero ci impressionò fu Sidorenko, una stella internazionale all’epoca, ma di una umanità e gentilezza fuori dal comune. E lei ci confermò che Giovanni Guidetti aveva una marcia in più degli altri in palestra. Poi per rimanere agli aneddoti l’americana Tammy Liley: veniva a pranzo da noi e mangiava il parmigiano a pezzettini piccolissimi, quando le chiedemmo perché ci rispose “In Usa costa 500 dollari un pezzo così”».
IL MONDO CHE CAMBIA
«Dopo anni iniziai a capire che il mondo nel volley stava cambiando: chiesi a una atleta alla fine di un allenamento e lei mi rispose: “Si rivolga al mio procuratore”, da quel momento fu chiaro dove stava andando la pallavolo. Non ho mai avuto un grande rapporto con i procuratori, fanno solo gli interessi loro e delle ragazze».
KARPOL e...pavarotti
«Volete una bella storia? “Lella” Pavarotti è sempre stata molto vicina alla nostra società, Luciano era l’idolo di uno dei più grandi allenatori della storia, il russo Nikolay Karpol: lui non perdeva un solo concerto nonostante fosse sempre impegnatissimo, così un giorno la sorella di Luciano ci fece una sorpresa e ci portò a cena nientemeno che lui lo Zar di tutte le Russie, menù emiliano di rigore e molto gradito dall’ospite. Karpol per riconoscenza promise di mandarci tre delle sue nazionali, era il 1999, e la prima parte della stagione era stata disastrosa, quindi anche con Morozova, Tichtchenko, Plotnikova non riuscimmo a salvarci, ma tre russe della nazionale a Spezzano credo non si vedranno mai più nella storia del volley».
IL VOLONTARIATO
«La pensione non faceva per me a 67 anni, quindi decisi di dedicarmi al volontariato: per 10 anni ho guidato le ambulanze che trasferivano pazienti di cardiologia dall’ospedale di Sassuolo a quello di Modena e Baggiovara, lì ho anche conosciuto il Professor Tondi, lui di Bologna e tifoso del Bologna calcio, io del Sassuolo, il nostro era davvero un bel derby ogni volta che ci vedevamo».
A PROPOSITO DI DERBY
«Nel 1990 stavamo vincendo a Modena e sull’ultima palla succede che la Lang Ping fa una difesa straordinaria e cambia tutta la partita. Ancora me la ricordo quella difesa e anche la Lang Ping: quella cinese era incredibile».
IL PRESENTE
«A casa in famiglia: la moglie Silvana è di fatto la “team manager” delle nostre figlie. La pallavolo la seguo ancora anche se non è più quella... Cosa mi manca del passato? Forse qualche bella sfida alla nostra cara, vecchia Bursi». —
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