Federzoni: «Quel trionfo nel 1970 cambiò la storia»
Il tecnico guidò gli azzurri a Torino al primo posto precedendo Urss, Corea del Sud e Giappone In quella squadra Nannini, Sibani, Barbieri e Morandi
«Sì, ho visto la finale delle Universiadi e mi sono emozionato: questi ragazzi per una sera mi hanno fatto tornare indietro di 49 anni».
Oddo Federzoni, modenese, classe 1934, di Universiadi se ne intende, eccome: «Le ho vinte da allenatore, nel 1970, poi sempre da tecnico le ho giocate anche nel 1973 a Mosca, arrivammo ottavi. Molti anni prima avevo partecipato da atleta, nel 1959, sempre a Torino, finimmo quinti».
Torino, quindi, città del destino, almeno per Lei.
«All’epoca non eravamo di certo noi i favoriti, tutte le grandi potenze della pallavolo mandavano sempre le prime squadre, era come giocare un Europeo o una piccola Olimpiade. Per l’Italia anche solo salire sul podio sarebbe stato fantastico, ma noi riuscimmo in qualcosa di storico, vincemmo la medaglia d’oro davanti a Urss, Corea e Giappone. Nell’ultima partita contro i giapponesi ricordo come fosse oggi che c’erano settemila spettatori, il palasport non esisteva ancora, si giocava in un impianto ricavato da altri ambienti»
Tutti improvvisamente grazie alla vostra impresa scoprirono la pallavolo.
«Gianni Brera scrisse di noi nel fondo della prima pagina sulla Gazzetta dello Sport, la Domenica Sportiva aprì la puntata di quella settimana con la nostra vittoria e la partita fu ripresa interamente dalla Rai. Inimmaginabile all’epoca».
In quella squadra Lei aveva fior di campioni.
«Sì, campioni già fatti, come Mattioli, Nencini, Nannini, Roncoroni, De Angelis, altri che avrebbero dominato poi la scena per un decennio, Sibani, Morandi, Giorgio Barbieri e altri».
Che impressione Le ha fatto l’Italia di oggi?
«Ottima, ragazzi forti che non si arrendono mai. E quel Pinali ha fatto la differenza, complimenti a lui e ai suoi compagni e complimenti anche alle ragazze che hanno conquistato l’argento». —
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