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Ferdinando Ricci: «89 anni di vita per le bocce»

Giacomo Molteni
Ferdinando Ricci: «89 anni di vita per le bocce»

«La gioia più grande il titolo europeo conquistato da mio figlio Claudio. Quando gioco, mi passa ogni acciacco»

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A Pavullo c’è una dinastia di sportivi, i Ricci, che copre tre generazioni e che nella loro disciplina, le bocce, hanno conquistato qualcosa come quattro titoli italiani ed anche uno europeo. Niente però in proporzione a quanto compiuto dal loro capostipite, Ferdinando Ricci, un paio di week end fa, e di cui la Gazzetta ha dato conto nei giorni scorsi: conquistare il primo posto in una gara regionale alla veneranda età di 89 anni, battendo giocatori di 40, 50 anni più giovani; ultimo dei quali, nella finale, il figlio minore Loris. Una sorta di nonno, anzi… bisnonno bionico, visto che vanta già ben quattro pronipoti! Una figura sportiva per certi versi straordinaria che merita di essere raccontata, prima di tutto da lui stesso.

GLI INIZI IN FRANCIA

«Ho iniziato a giocare a bocce - spiega con estrema lucidità Ferdinando – in Francia, dove ero emigrato assai giovane vivendo otto anni a Parigi e poi due a Nizza. E’ in quest’ultima località che con alcuni amici francesi ma anche italiani mi sono avvicinato per puro diletto alla disciplina, nella specalità tipicamente francese della petanque, quella che si gioca con bocce di ferro. Tornato in Italia nei primi anni ’60, ho cominciato a praticare la specialità raffa, quella italiana, nei vecchi campi di Pavullo che allora sorgevano all’inizio del paese, vicino all’attuale circolo tennis, nel tempo lasciatomi libero dalla mia attività di carpentiere. Mi piaceva molto, e all’inizio mia moglie dovette portare molta pazienza perché quando ero sui campi tardavo molto a tornare a casa… Di lì a poco iniziai l’attività agonistica, ma senza mai particolari ambizioni e in un raggio geografico abbastanza circoscritto. Sì, ho conquistato anche due secondi posti a Taranto, ma solo perché mia moglie Antonietta (a proposito: il mese prossimo sarà gran festa in occasione dei 60 anni di matrimonio, nds) è originaria di lì ed eravamo in vacanza…».

I FIGLI COME IL PADRE

La passione però viene trasmessa ai quattro figli maschi, Claudio, Giovanni, Moreno e Loris, tutti divenuti giocatori.

«Non fui però io – dice ancora nonno Ferdinando – a inculcarla né tantomeno ad imporre di praticare il mio stesso sport, fu una cosa abbastanza spontanea. In particolare i miei due maggiori, Claudio e Giovanni, appena rientrati dalla Francia erano un po’ spaesati a Pavullo e così quando io andavo in giro a giocare mi venivano dietro. Tutto è nato così».

Un’eredità che ha generato frutti straordinari in particolare nell’oggi 59enne Claudio, vincitore di due titoli italiani giovanili e soprattutto, nel ’93, della medaglia d’oro con la Nazionale italiana ai Campionati Europei di Budapest.

«I risultati di Claudio – sono le parole del padre – hanno costituito per me la più grande gioia che le bocce mi abbiano dato, anche perché per tutta Pavullo il titolo europeo di un suo concittadino fu una grande soddisfazione. L’altra cosa che il mondo delle bocce mi ha lasciato, e ha insegnato anche ai miei figli e nipoti, è stata la capacità di gestire il rapporto con gli altri, persone anche di età molto differente dalla propria, sempre con umiltà, la caratteristica che credo contraddistingua noi Ricci e che lo stesso mio figlio Claudio non ha mai abbandonato nonostante i suoi successi».

Claudio che da qualche tempo ha lasciato l’attività per problemi fisici; ora la “stella” in casa Ricci è il 36enne figlio di questi Luca, compagno di coppia di una leggenda di questo sport come il modenese Maurizio Mussini con il quale nel 2017 ha conquistato il titolo italiano di categoria A: «Auguro a Luca di raggiungere i livelli di suo padre, ma per ora – sottolinea con competenza Ferdinando - gli manca qualcosa nella bocciata. Lui è essenzialmente un puntista, mentre Claudio sapeva fare tutto».

IL SUO SEGRETO

Ma torniamo da dove eravamo partiti, ossia dal primo posto nella gara regionale Trofeo R.B. nella “sua” Pavullo, gara sponsorizzata proprio dal figlio Claudio; un exploit peraltro non isolato, dato che già pochi anni fa il nostro Ferdinando vinse un’altra gara regionale individuale a Serramazzoni. Qual è il segreto per riuscire a tanto a quasi 90 anni?

«Intanto – si schernisce con modestia Ferdinando – bisogna dire che si trattava di una gara spalmata in due momenti, il girone eliminatorio in una serata feriale e le fasi finali al sabato pomeriggio; ciò mi ha permesso di non dovermi stancare troppo… Per il resto, credo di dover ringraziare mia moglie e la sua attenzione in cucina, che mi consente di avere una alimentazione salutare e sana, tanto che ben difficilmente mangiamo cose acquistate e non preparate da lei. Infine, devo dire che io non ho mai smesso di tenermi in movimento, e questo credo sia il fattore determinante; ogni tanto, è inevitabile, spunta qualche dolorino ora qua ora là, ma mi sono reso conto che quando gioco sto meglio e mi passa tutto…».

Dunque, perchè non continuare? Attendiamo Ferdinando all’appuntamento con le 90 candeline in campo, magari con un’altra vittoria…—



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