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Bernal, quella maglia arancione indossata a Pavullo fu la prima impresa italiana

Marco Costanzini
Bernal, quella maglia arancione indossata a Pavullo fu la prima impresa italiana

Il colombiano, vincitore del Tour de France, esplose alla “Coppi e Bartali” del 2016

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Da piazza Cesare Battisti di Pavullo ai Campi Elisi di Parigi, con l’Arco di Trionfo a fare da cornice, dalla maglia arancione di miglior giovane della Coppi e Bartali 2016 alla maglia gialla di vincitore del Tour de France 2019. In questi luoghi e in questi tre anni è racchiusa la favola di Egan Bernal, ciclista colombiano che a soli 22 anni si è aggiudicato la Grande Boucle, il terzo più giovane di sempre a riuscirci nonché il primo sudamericano. La sua prima conquista e quella più recente, non certo l’ultima di una carriera che soltanto all’inizio ha già raggiunto ciò che per molti rappresenta l’apice. Predestinato: così tutti lo hanno sempre definito sin dal suo arrivo in Italia ad inizio 2016, non solo per quella carta d’identità che alla voce “nato il” vedeva scritto “13 gennaio”, proprio come Marco Pantani. Lui, giovanissimo campione di mountain bike che sognava di diventare giornalista, era stato ingaggiato dall’Androni-Sidermec di Gianni Savio e del medico sociale vignolese Maurizio Vicini proprio per quelle stimmate da campione che presto lo avrebbero potuto proiettare nell’olimpo del ciclismo su strada. Una delle sue prime corse italiane fu proprio la Coppi e Bartali, nel marzo del 2016, la prima occasione utile per fare capire di quale pasta fosse fatto: Bernal si mise subito in luce e solo una caduta gli impedì di lottare per la vittoria finale, andata al russo Firsanov, senza invece togliergli la possibilità di vincere la classifica dei giovani e di vestire la maglia arancione al termine dell’ultima tappa, la Pavullo-Pavullo nel giorno di Pasqua. Fu solo l’inizio di una lunga serie di successi che lo avrebbero presto portato a ricevere la chiamata del team più ricco e titolato, quella Sky che ora è diventata Ineos e che con Chris Froome ha fatto incetta di vittorie nelle tre grandi corse a tappe. Bernal aveva già partecipato lo scorso anno alla Grande Boucle, quella vinta dal compagno di squadra Geraint Thomas e con Froome soltanto terzo dopo la vittoria del Giro: a tutti era passato inosservato il suo ottimo lavoro da gregario e soprattutto la sua capacità di restare sempre sulla scia dei migliori anche dopo aver faticato per i suoi capitani, tanto da chiudere al 15° posto della classifica generale. Quest’anno avrebbe dovuto partecipare al Giro d’Italia con i gradi di capitano e avere nella terra che lo aveva lanciato la sua prima occasione di vincere un grande giro. Sarebbe passato anche da Modena e Carpi, sfiorando quei luoghi in cui tutto ebbe inizio, ma un infortunio in allenamento lo ha tolto dai giochi. Per la maglia rosa ci sarà tempo, ma ora Egan Bernal ne veste una ancora più pesante di colore giallo. —


 

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