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Vicini, il medico di Vignola "angelo custode" di Bernal: «È un predestinato»

Enrico Ballotti
Vicini, il medico di Vignola "angelo custode" di Bernal: «È un predestinato»

Il dottore modenese e il vincitore del Tour de France hanno condiviso due anni nel team Androni: «Dopo un’insolazione l’ho vegliato per una notte intera»

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VIGNOLA Un angelo custode. Questo è stato il dottor Maurizio Vicini, 66 anni da Vignola, per Egan Bernal, fresco vincitore del Tour de France. Lo è stato per circa due anni: forse poco se si considera un’intera carriera ciclistica, tanto se invece si tiene conto dell’importanza di quel biennio per lo scalatore colombiano. Angelo custode, anche se si rischia di essere esageratamente romantici, è dunque il termine più azzeccato. A confermare questa etichetta sono gli eventi che hanno caratterizzato le prime stagioni da professionista di Bernal.

Il dottor Vicini, che da medico ha “corso” una quindicina di Giri d’Italia, racconta: «Ho conosciuto Egan da giovanissimo. Tutti e due, con ruoli diversi ovviamente, eravamo all’Androni. Io da tempo nel “circuito delle corse”, lui alle prime armi con il ciclismo dei professionisti. Già allora, però, avevo capito come del resto aveva capito lo staff dell’Androni: Bernal era un predestinato. In quelle stagioni di lavoro ci siamo concentrati sulla sua condizione psico-fisica, ma era evidente che in squadra con noi avevamo una vera forza della natura. Siamo stati parecchio insieme e per questo il nostro legame si è consolidato. Abbiamo girato l’Italia e il mondo per le gare, abbiamo condiviso tutta la preparazione».

Non solo biciclette, salite, corse: «Stiamo parlando di un ragazzo educato e umile come pochi. Queste doti, unite a capacità fisiche di primo piano, fanno di lui il campione che è diventato. Merita la maglia gialla e non solo per quello che ha fatto sulle strade del Tour. Grandi giri e top team lo aspettavano, si sta verificando quello che già sapevamo. Evidentemente non ci sbagliavamo».

Primo sudamericano ad aggiudicarsi il Tour de France: «Credo che nei prossimi giorni troveremo il tempo per sentirci al telefono. Per il momento voglio lasciarlo tranquillo, sarà sommerso da chiamate, messaggi e mail. Ora mi sono limitato solamente a qualche sms per congratularmi».

Nel bagaglio di Vicini, che ha collaborato con campioni del calibro dell’indimenticato Marco Pantani e Alessandro Petacchi, non mancano gli aneddoti legati proprio al 22enne colombiano: «Ce ne sarebbero un’infinità, servirebbero pagine su pagine per ricordarli tutti. Per esempio conservo ancora la maglia bianca, quella del miglior giovane, vinta da lui al Tour di San Juan in Argentina. Un regalo prezioso. Alcuni giorni prima si era preso un’insolazione bella pesante, quaranta grandi in corsa non sono uno scherzo. Per tutta la notte ho vigilato sulla sua condizione e per questo mi ha donato la maglia bianca. Poi ricordo con piacere la vittoria di una corsa in Romania che ha pensato di dedicarmi o i complimenti degli infermieri dell’ospedale Maggiore di Bologna». Il medico vignolese continua: «Cade al Giro dell’Emilia, una caduta rovinosa. Abrasioni varie, ma soprattutto un trauma toracico e una spalla mal messa. Lo ricoverano ed Egan non si lamenta, quasi cerca di non disturbare. Non una richiesta eccessiva, niente. Tanto da meritarsi i complimenti del personale del reparto. Anche lì, bloccato sul letto dell’ospedale, si porta a casa un premio: miglior paziente del Maggiore». —


 

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