Modena, c’è un pallone anche per Sodinha: «Sono sereno»
Il brasiliano parla sui social: «Ho ritrovato equilibrio con la famiglia e amici veri»
Tutta Modena lo aspetta, vuole vedere i suoi dribbling ubriacanti, i doppi passi, i tunnel, le giocate che solo che possiede un talento enorme può permettersi di fare. Felipe Sodinha non può vivere senza pallone, il suo compagno di una vita, fin da bambino quando come ogni brasiliano si scatenava nella Ginga, il calcio bailado di Pelè, Ronaldo e Ronaldinho tanto per intenderci. Ieri, dopo oltre dieci giorni trascorsi a correre in solitudine a bordo campo, ha ritrovato il suo compagno: un pallone. In un angolo del campo Lotta assieme a Paolino Ricchi, l’ex canarino che si occupa di chi ha muscoli di cristallo come Felipe. Esercitazioni semplici di tecnica individuale sostenute con un buon ritmo e siccome calcisticamente non appartiene al mondo dei comuni mortali, gli stessi esercizi che altri fanno di collo o di piatto, lui li fa di tacco. Sodinha non se la sente ancora di rilasciare interviste ufficiali nella sua nuova veste di giocoliere del Modena. Vuole inseririsi di più nell’ambiente e nella città, trovare la sua dimensione sotto la Ghirlandina e ci chiede di comprenderlo. Ma come scalpitava per poter toccare di nuovo il pallone, Sodinha vuole fare sapere a tutti, soprattutto ai modenesi, di aver cambiato radicalmente la propria vita. Una vita trascorsa all’insegna del genio e della sregolatezza, sregolatezza che ha un certo punto ha preso il sopravvento sul genio. Ma Sodinha ha saputo svoltare imprimendo una brutta sterzata alla propria vita reindirizzandola verso il genio. Affida la sua confessione a Instagram: «Quante volte ho pensato alla stessa frase “se solo potessi tornare indietro nel tempo...”. Eh no, non si può, ma per fortuna si può andare avanti, finchè la passione e la salute te lo permettono. Ho commesso diversi errori nella mia vita, ma è anche grazie agli errori se oggi sono quello che sono e sicuramente ci saranno tante persone che diranno: “com’è sceso Sodinha”. Vorrei dire a queste persone che la felicità di una persona, in questo caso di un calciatore, non dipende dalla squadra in cui gioca o dallo stipendio che percepisce, ma tutto gira intorno a due parole, “equilibrio” e “serenità”, cose che ho trovato solo negli ultimi anni, grazie a famiglia e amicizie vere, poche ma importanti. Vorrei dare un consiglio a chi mi segue e ha dei sogni nel cuore. Non smettete mai di sognare, lottate con ogni forza e se fallirete riprovateci ancora, perchè non c’è frase più vera di quella che dice che chi combatte può perdere, ma chi non combatte ha già perso”. —
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