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Filippo Schiavo entra nella storia di Carpi: è il primo allenatore di Serie A1 della città

Fabio Rossi
Filippo Schiavo entra nella storia di Carpi: è il primo allenatore di Serie A1 della città

Filottrano lo ha confermato head coach dopo la salvezza della stagione scorsa, sarà il più giovane tecnico del campionato

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Di strada ne ha fatta, il ragazzo, davvero tanta e può esserne orgoglioso: Filippo Schiavo, 35enne tecnico carpigiano, si appresta ad iniziare da capo allenatore la stagione 2019/20 nel campionato di Serie A1 femminile tagliando un altro traguardo prestigioso nella sua carriera. Sarà infatti la sua prima volta da “head coach”, ruolo che ha già ricoperto in passato, ma solo subentrando in corsa, prima a Le Cannet, in Francia, e poi a Filottrano, portata qualche mese fa a una miracolosa salvezza. E proprio nelle Marche Schiavo vivrà questa sua “prima volta da primo”, stabilendo anche un paio di primati: sarà il primo allenatore nato a Carpi nella storia del campionato di A1 femminile e anche il tecnico più giovane nella stagione 2019/2020.

In passato, prima dell’epopea di Rino Astarita, Carpi si affacciò sul palcoscenico del grande volley nazionale, ma solo fino alla serie A2: erano i tempi della Goldoni con Marco Manicardi in panchina.

«Sarà la mia 17ª stagione da allenatore, la decima in serie A, la prima da “primo” dopo i 2 subentri in corsa a Le Cannet, in Francia, e la scorsa stagione, non vedo l’ora di iniziare perché, indipendentemente da ciò che si sente dire, quello italiano è il campionato più bello, combattuto e difficile del mondo».

Dopo la salvezza che squadra le ha messo a disposizione la società?

«Giovane (età media sotto i 24 anni) con una forte componente italiana, sono infatti solo tre le straniere: Tapp (Paige, sorella gemella dell’ex centrale di Bergamo e Firenze), Papafotiou (per lei una parentesi a Conegliano alcune stagioni orsono) e Pogacar giovane talento sloveno regista nella scorsa stagione del Calcit Lubiana».

Scorrendo l’organico si nota anche una “forte componente” di ex modenesi.

«Partenio, Bianchini e Bisconti, tutte giocatrici che sono state scelte oltre che per le capacità tecniche anche per l’estrema fiducia che nutro nelle professioniste che sono».

Quest’anno dovrete conquistare un nuovo pubblico.

«La società sta cercando di strutturarsi sempre di più per rimanere nell’elite del volley, da qui anche lo spostamento del campo di gioco a Jesi che riabbraccia il grande volley dopo 10 anni dalla chiusura dell'attività di serie A della Pieralisi (attualmente in B2)».

Dal presente al passato.

«Ho iniziato a 18 anni all’Universal invitato da Daniele Palemburgi che è stato anche il mio primo allenatore. Sono partito dal minivolley arrivando fino alla serie D con i due club carpigiani. Non ho dimenticato nulla di quegli anni, dalla palestra delle Scuole Medie Fassi, sono poi passato alla Mondial con campo di gioco alla Palestra Gallesi, per far ritorno all’Universal, prima del grande salto al PalaPanini con la Liu.Jo».

Lei è stato anche un discreto giocatore.

«Niente di speciale, ma sono sempre stato appassionato di volley maschile e per anni ho fatto il raccattapalle ai campioni della Daytona negli anni in cui militavo nel settore giovanile della società. Volete un aneddoto? Ero sul taraflex nel 1997 quando è stato messo a terra il punto della stella. Di pari passo ho iniziato a seguire le squadre carpigiane come l’Universal maschile e la Goldoni femminile, che poi sarebbe diventata Liu.Jo».

La “colpevole” della carriera di Schiavo è già stata individuata.

«La passione la devo alla mamma, Patrizia, che mi ha portato in palestra la prima volta a 10 anni. Dopo 13 stagioni in campo da giocatore sono passato alla panchina e oggi eccomi ancora qui a divertirmi facendo della mia passione il mio lavoro».

Un percorso non semplice per il tecnico di Carpi.

«Dopo tanti anni di gavetta fortunatamente al seguito di allenatori molto importanti (Cuccarini, Mazzanti, Marchesi, Caprara, Gaspari, Micelli), ho avuto la fortuna di chiudere la stagione da primo ottenendo la riconferma per questa mia prima esperienza full time da primo allenatore».

Nessun dubbio su quale sia stato il momento più bello.

«Il primo trofeo, la Coppa Italia a Varese nel 2013 con Piacenza battendo in finale Villa Cortese. Quelli meno belli? Li tengo per me e cerco di farne tesoro per affrontare i momenti difficili che ciclicamente capitano».

È il momento di un ringraziamento particolare doveroso e dovuto.

«Alla mia famiglia: è importante perché mi ha sempre sostenuto, ho un fratello, Nicola, che ha fatto l’arbitro di calcio fino alla Serie D. Della mamma ho già detto, anche il papà Francesco, adesso dopo i primi anni di scetticismo, si è appassionato e segue l’evolversi della mia carriera. Spero un giorno di renderli tutti orgogliosi di me».

Carpi finalmente ha il suo primo allenatore nella serie A1 del volley.

«Carpi è una città che sostiene e vive lo sport sotto traccia per poi accendersi di passione per le imprese che i club e gli atleti della città compiono in giro per il mondo. Credo che sia una città sportiva, dove tante sono le realtà importanti alimentate ancora da una buona rete di volontari che rendono il tutto più sostenibile».

I personaggi simbolo dello sport a Carpi?

«Rispondere Gregorio Paltrinieri è scontato, oltre a lui dico Davide Bellini, un grande del volley in passato»

Le passioni di Filippo Schiavo extra volley?

«Lo sport in generale, ma mi posso definire un malato di calcio: vedo tutto quello che posso, sono milanista, il mio giocatore preferito? Rui Costa. San Siro è lo stadio più bello del mondo, quest’anno non so come andrà, ma di sicuro con Giampaolo in panchina almeno giocheremo un bel calcio».

Da appassionato di calcio la discesa del Carpi in C l’avrà rattristata.

«Preferisco pensare di essere stato fortunato e di averlo visto giocare anche in Serie A. Oggi mi sembra che siamo in una fase discendente, dovessi esprimere un desiderio per questa stagione vorrei la salvezza con Filottrano e la promozione in B con il Carpi».

In chiusura un solo nome per indicare la giocatrice più forte di sempre.

«Sicuramente Tai Aguero è quella che ha sempre fatto ovunque la differenza». —

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