Carlo Rossi, l’uomo che convinse Squinzi festeggia i quarant’anni da presidente
Dal 1979 al 2001 numero uno del Braida, poi l’esaltante cavalcata con il Sassuolo partita dalla C2: «Un pieno di emozioni»
Carlo Rossi non è un presidente qualsiasi. Lui è il Presidente, con la P maiuscola. Un galantuomo come pochi ce ne sono nel mondo del calcio, umile, discreto, disponibile e competente. Sempre un passo indietro rispetto alle luci della ribalta. Ma se il Sassuolo oggi è quello che è, molto del merito va attribuito a questo signore. Proprio Rossi, assieme a Sergio Sassi, all’alba del nuovo millennio ha provocato la scintilla capace di accendere il fuoco della passione in Giorgio Squinzi, convincendolo a scommettere sul Sassuolo che all’epoca vivacchiava in C2. Con l’avvento della Mapei, dalla primavera del 2004 Rossi è diventato presidente del club neroverde. Stesso ruolo che dal 1979 al 2001 aveva ricoperto nel Braida, società dilettantistica sassolese.
Un presidente che nel suo pedigree vanta una lunga militanza da atleta in diverse discipline. Classe 1950, ha tirato calci nel Real Madonnina (quartiere dove abitava a Modena), poi ha giocato a volley e basket nell’Avia Pervia oltre a praticare atletica alla Panaro. Tutto archiviato con l’ingresso nel mondo Mapei: «Dopo il ritorno dal servizio militare - ricorda Rossi - mia moglie Camilla mi chiese di andare a lavorare con suo padre, Gino Munarini, il primo agente Mapei in Italia, che aveva il deposito a Braida».
Proprio a Braida, quartiere di Sassuolo, il lavoro e lo sport s’intrecciano. Il primogenito Carlo Alberto (poi arriverà anche Claudia) gioca nelle giovanili del Braida e papà Carlo nel 1977 entra nel consiglio della società per poi diventarne presidente nel 1979. «Ma per evitare qualsiasi tipo di polemica o conflitto d’interesse - ricorda - ho preferito mandare mio figlio in prestito alla Madonna di Sotto e al Fiorano. E ancora oggi me lo rinfaccia...».
Da allora sono passati 40 anni. Nel 2001 un infarto lo convince a lasciare il calcio, ma lo stop dura appena 18 mesi quando Squinzi lo chiama per ricoprire l’incarico di responsabile del settore giovanile ed entrare a far parte del consiglio “rifondato” del Sassuolo con Sassi, Silvestrini, Castelli, Guazzi e Belfasti. La rocambolesca salvezza in C2 del 2003 sancisce l’inizio di una cavalcata che ha portato il club neroverde dalla C2 fino alla serie A con un assaggio d’Europa nel 2016.
Il Braida esiste ancora, gioca in Terza categoria, ma da quindici anni Carlo Rossi - braccio destro e uomo fidato di patron Squinzi - è il presidente del Sassuolo. Il tirocinio degli anni tra i dilettanti l’ha saputo mettere a frutto nel migliore dei modi anche tra i professionisti. «Per me ricoprire questo ruolo è motivo di grande orgoglio - spiega Rossi. Lo era ai tempi del Braida, realtà che porto sempre nel cuore, figuriamoci da quando lo sono nel Sassuolo. Nel 2004 ho accettato l’incarico per l’amicizia che mi lega a Squinzi e da allora sono state tante le emozioni che ho vissuto. La più grande? Direi la rocambolesca salvezza conquistata nel primo anno di serie A. Dopo il girone d’andata sembravamo spacciati, poi l’esaltante rimonta culminata nella salvezza. Ricordo che, dopo l’ultima partita con il Genoa, mi sono seduto in panchina e ci sono rimasto per un quarto d’ora, paralizzato dall’emozione. Ho temuto un altro infarto... ». —
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