E il padre Enrico ha scritto negli Anni Sessanta la storia del Modena Calcio
Di nome fa Enrico, di cognome Pagliari, ma a Modena per tutti sarà sempre ‘Paiaroun’. Dalle nostre parti la trasformazione dialettale di un nome o di un cognome, che poi finisce per diventare una sorta di soprannome, non è mai casuale, ha sempre un significato. Nel caso di Pagliari voleva esprimere le caratteristiche di questo calciatore, sottolineandole con un affetto e un’ammirazione che sono diventate una specie di cittadinanza onoraria. Prima ancora di quella effettiva, dato che Pagliari si è poi stabilito, e ancora vive, nella nostra città. Raccontarlo a chi non è più giovane sarebbe superfluo, ma, a beneficio di chi, per motivi anagrafici, lo ha solo sentito nominare è doveroso farlo. Nato a Moscazzano (Cremona) nel 1935, fino ai diciotto anni non si potè dedicare al calcio perché doveva lavorare nella cascina di famiglia. Il primo campionato lo giocò nel CSI, ma, notato dall’Orceana, salì in Promozione con la maglia di questo club e successivamente fu ingaggiato dal Brescia. Partito come terzino, ma presto diventato attaccante, in tre anni di Serie B totalizzò però solo 7 presenze e 3 gol, così nel 1958 fu ceduto all’Arezzo in Serie C (23 presenze, 6 gol) e l’anno dopo lo acquistò il Siena, col quale, sempre in C, totalizzò 27 gettoni e 13 reti. A quel punto il Modena, retrocesso per la prima volta in Serie C, puntò su di lui per tentare l’immediata risalita tra i cadetti. Fu un’intuizione felice da parte dei dirigenti gialloblù, perché Pagliari vestì subito i panni del trascinatore, non solo per i 14 gol segnati (in 30 gare), ma anche per il suo modo di giocare: non era un fine dicitore, ma in un ambiente depresso per la prima caduta in terza serie della sua storia, la generosità, la combattività, il furore agonistico di questo centravanti che non si arrendeva mai, che non dava per perso nessun pallone, che, come si dice oggi, faceva reparto quasi da solo, infiammavano una tifoseria che, gara dopo gara, tornava a popolare il Braglia. Le sue caratteristiche, e i suoi gol (13 in 30 partite), furono fondamentali anche nella seconda consecutiva promozione del Modena, questa volta in Serie A, al termine di un campionato che Pagliari aveva iniziato con una tripletta (4-0 a Como) nella prima giornata. Importantissimo il suo contributo (24 gare, 6 reti) anche alla successiva permanenza in Serie A, mentre la seconda stagione nella massima divisione un infortunio nella prima partita, a San Siro con l’Inter, lo mise ko. Un infortunio al menisco, provocato da una scivolata sulla linea dell’area di rigore, che richiese tre interventi chirurgici e gli fece perdere tutto l’anno. Fu quindi ceduto al Siena in C, e terminò la carriera con alcune annate tra i Dilettanti, con Folgore Carpi, Sassuolo in D, Giofil, San Felice e Finale Emilia. Ha poi allenato alcuni anni in provincia di Modena, ma anche nell’organico della Scuola Calcio del Milan. Con 115 presenze e 33 gol si è ritagliato un posto importante nella storia del Modena, nella quale, e non solo per le sue reti, è stato uno dei giocatori più amati. —
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