Reggiani, che compleanno «A Tokyo l’ottava Olimpiade»
È il fuoriclasse assoluto del settore: «La prima volta fu a Barcellona nel 1992, Sydney 2000 la più bella». Guiderà il Qatar. Eguaglierà la Idem e i fratelli D’Inzeo
“Modenese di Modena”, come ha sempre tenuto a sottolineare nella sua straordinaria carriera: Roberto Reggiani, che oggi festeggia il suo compleanno numero 63, è il fuoriclasse assoluto del settore e salvo inimmaginabili terremoti nel ranking mondiale si appresta a vivere la sua ottava Olimpiade.
A Tokyo 2020 andrà come direttore generale della Nazionale del Qatar: «Alla nostra coppia di spicco Cherif-Ahmed Tijan sarà sufficiente ottenere un quinto o due noni posti nelle ultime tre tappe del World Tour ».
E lui che di tappe nel World Tour ne ha vissute 532, l’ultima quest’anno a Gstaadt, record mondiale assoluto, inavvicinabile, pensa già alla prossima avventura con il Qatar, che grazie a lui già quattro anni fa riuscì a fare un grande salto di qualità e ad accedere ai Giochi di Rio de Janeiro.
«Nel 2016 siamo arrivati al nono posto e credo proprio questi due ragazzi abbiano tutto per poter fare anche meglio, hanno 23 anni, sono in crescita ed hanno un grande potenziale».
L’esperienza col Qatar continua proficua.
«Il contratto è fino al 2020, cioè ai Giochi di Tokyo, questo è il mio quinto anno a Doha: ripartirò a settembre dall’Italia per rimanere là fino a novembre, poi di nuovo due mesi da gennaio a marzo e, se tutto andrà come speriamo, la partenza una ventina di giorno prima dell’inizio dell’Olimpiade: il torneo di beach volley si disputerà a fine luglio, inizio agosto».
Raccontata così sembra quasi un viaggio di routine e non una ... partecipazione ai giochi Olimpici.
«Per me sarebbe l’ottava volta e ci tengo particolarmente, non sono tanti gli sportivi che possono vantare esperienze del genere».
In Giappone Roberto Reggiani raggiungerà Josefa Idem e i fratelli D’Inzeo, che hanno partecipato a 8 edizioni delle Olimpiadi, mentre a quota 10 c’è il canadese Ian Millar (sport equestri).
«Per me, come per tutti coloro che amano lo sport, credo, i Giochi sono il massimo, io posso dire di avervi partecipato in tutti i ruoli, da quello di arbitro, a quello di Committee Controller a Technical Manager: tutti mi conoscono nel mondo, mi ritengo fortunato, è bello avere amici ovunque».
Nella sua personalissima “certificazione di qualità” degli altti Giochi Olimpici, Londra 2012 resta la miglior esperienza vissuta.
«Ritengo quei Giochi il massimo per me: vi andai come Technical Organization Manager e dal nulla creammo una zona per il beach con impianto da 15.000 posti all'Horse Guards Parade sotto Buckingham Palace».
Poi le altre.
«La più difficile da vivere fu quella di Atlanta, sicuramente, la meglio organizzata? Sydney 2000 sicuramente: qualcosa di indescrivibilmente bello. Rio 2016 ha avuto il pregio di svolgersi in una delle patrie del beach, quindi nell’ambiente giusto, Pechino 2008, per quanto poterono viverla i cinesi, fu perfetta, nel 2004 ad Atene i Greci iniziavano a vivere le prime difficoltà economiche e ce ne accorgemmo, nel 1992, a Barcellona, la mia prima esperienza la feci come arbitro e il beach era ancora uno sporto dimostrativo senza medaglie».
Che cosa si aspetta a Tokyo 2020?
«Un grandissimo impianto e un pubblico tutto da conquistare ». —
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