Ecco “Super Charles” «Pronto a lottare per il titolo Mondiale»
Il baby predestinato protagonista di un’ascesa che lo ha plasmato «Il mio vantaggio è che ho ancora tantissimo da imparare»
IL PERSONAGGIO
Il terzo posto in Bahrein fu un incidente di percorso. La strada verso il primo successo e verso una carriera da protagonista era già tracciata, solo il destino l’ha resa più complicata e sofferta. Sul circuito nel deserto di Sakhir, Charles Leclerc avrebbe vinto facile se la sua centralina, unica tra quelle dei sei motori Ferrari in gara, non avesse fatto i capricci. Finì con un podio e la promessa: «Mi rifarò». Era aprile. Saltiamo a giugno, Austria: Verstappen lo spinge fuori con una ruotata e per il monegasco arriva un secondo posto. «Forse Max andava penalizzato, ma io ero comunque più lento». Sorriso. Energie positive che fanno crescere. «Non sento la pressione, la vittoria arriverà», ripete. Trascorrono altri due mesi e siamo a Spa, pista da campioni, dove arrivano la pole e il successo. Era solo questione di tempo perché siamo di fronte a un talento. Lo pensa Hamilton, che è prossimo alla sazietà e ha bisogno di stimoli e sfide nuovi. Lo ha capito Vettel, che vede allontanarsi l’obiettivo di ripetere le gesta di Schumi in Ferrari(e si capisce perché avrebbe preferito tenersi Raikkonen).
il predestinato
«Predestinato» è l’aggettivo che più spesso viene affiancato a Charles nato a Montecarlo 21 anni fa e cresciuto a pane e motori. Gli ultimi scettici si sono convinti ieri, guardando Hamilton che lo inseguiva e Vettel che, con la stessa macchina, non ce la faceva a tenere il ritmo. Nella sfida in casa con Seb è in vantaggio 1-0 nel successi, 3-1 nelle pole e 6-0 nelle ultime qualifiche. «Sì, mi sento pronto a lottare per un titolo mondiale: ho una macchina e un team che mi consentiranno di farlo - dice -. Devo sempre essere pronto, altrimenti non sarei qui». Non è presunzione, è consapevolezza: «Il mio vantaggio è che ho ancora tanto da imparare». Sul circuito belga aveva vinto anche nelle serie minori: prima in Gp3, poi nella F2 che lo ha svelato al mondo degli addetti ai lavori. Era il 2017: memorabile il suo successo in Azerbaigian a pochi giorni dalla scomparsa del padre. Anche allora non festeggiò. Poi vinse il campionato e arrivò la Ferrari a metterlo sotto contratto, a mandarlo a scuola nella Driver Academy e a piazzarlo nella Sauber Alfa Romeo perché facesse esperienza. A Maranello per tradizione prediligono piloti esperti, ma nel suo caso è stata fatta un’eccezione. «Eravamo sicuri del suo valore», certifica il team principal Binotto. Così è nata una stella. —
S.MAN.
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