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Leclerc, il “bambino” prodigio regala la prima gioia alla Ferrari

dall'inviato
Leclerc, il “bambino” prodigio regala la prima gioia alla Ferrari

Trionfa a Spa: a 22 anni è il pilota più giovane ad aver mai vinto su una Rossa. Dedica il suo capolavoro ad Anthoine Hubert

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Stefano Mancini

Spa-Francorchamps (BELGIO). La vittoria ha un sapore amaro. Charles Leclerc se l’immaginava diversa nel sogno di bambino. Immaginava una festa con lo champagne e urla liberatorie per sfogare la felicità spensierata dei suoi 21 anni. È andata in un altro modo, con le lacrime agli occhi, un dito a indicare il cielo e la dedica all’amico che inseguiva lo stesso sogno: «Anthoine non c’è più, non posso gioire fino in fondo, ma conserverò un ricordo speciale di questo momento». Anthoine Hubert è morto sabato a 22 anni in Formula 2 sullo stesso circuito di Spa-Francorchamps in cui ieri Leclerc ha costruito il suo capolavoro: il primo della carriera, il primo di questa stagione tormentata della Ferrari. Nessuno alla sua età aveva mai vinto il primo Gp in Belgio su un tracciato che solo quelli bravi hanno imparato a dominare. Schumacher c’era riuscito a 23. Il paragone già da solo mette i brividi.

Lewis allunga

La Formula 1 ha messo il lutto al braccio, ha osservato un minuto di silenzio e poi ha acceso i motori. La Ferrari ha difeso la prima fila al via, ma è apparso subito chiaro che la Mercedes non era arrendevole come in qualifica. Leclerc in prima posizione è stato aiutato da Vettel grazie al gioco di squadra. Il quattro volte campione del mondo è stato costretto nell’ordine ad anticipare il pit stop, a dare strada al compagno e a fare da tappo ai rivali il più a lungo possibile. Senza questa strategia, Hamilton sarebbe arrivato un po’ prima alle spalle di Leclerc e avrebbe avuto il tempo di sferrare l’attacco, invece di tagliare il traguardo con soli 9 decimi di ritardo. Il leader del Mondiale si è lamentato con i suoi: «Perché non abbiamo fatto il pit stop un paio di giri prima?».

Vettel ha fatto buon viso, ma l’ha presa male: non ha partecipato alla conferenza stampa del dopo gara a fianco del team principal Mattia Binotto e di Leclerc e se n’è andato scuro in volto, deluso dal quarto posto e dal ruolo di gregario a cui è stato chiamato (inevitabile, vista la differenza di prestazioni dovuta a una non meglio precisata mancanza di grip). Il suo numero 1 nelle gerarchie interne è saltato nel momento in cui la Ferrari ha cominciato ad andare male e il Mondiale è virtualmente finito nelle mani dei rivali.

Altre occasioni

L’abbraccio dei meccanici e l’applauso dei tifosi olandesi, delusi dall’incidente al via del loro idolo, hanno regalato un po’ di calore a Leclerc. L’onda arancione si è mescolata al rosso, mentre sul podio Hamilton e Bottas hanno sorseggiato lo champagne in un rituale sobrio a cui il vincitore non ha partecipato. L’appuntamento di Monza sarà importante se non decisivo negli equilibri futuri. Per le caratteristiche del circuito, poche curve e lunghi rettilinei che richiedono tanta potenza, la Ferrari arriva da favorita alla gara di casa. I due piloti lo sanno. È in palio qualcosa di più di un semplice Gran premio in una stagione disgraziata. Anche per Binotto si è trattato di una prima volta importante: «Qui in Belgio è stata dura, credo che i tifosi abbiano sofferto come noi al muretto. Comunque avremo altre occasioni, a cominciare da Monza». Promessa del capo. —

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