Doping Schwazer Il tribunale decide sulla nuova perizia
Al centro della vicenda che va avanti da oltre 3 anni ci sono le provette che portarono alla squalifica dell’atleta. Furono manomesse? Oggi decide il gip
Le provette che hanno portato alla squalifica di Alex Schwazer sono state manomesse? Il tempo delle ipotesi e delle speculazioni è finito. Oggi al tribunale di Bolzano va in scena il passaggio chiave della travagliata vicenda sportiva, umana e penale che da oltre 3 anni coinvolge l’ex marciatore azzurro. Il giudice per le indagini preliminari Walter Pelino dovrà esprimersi sulla base della nuova perizia eseguita dal comandante dei Ris di Parma, Giampietro Lago. Tutto quello che c’è da sapere è contenuto in quelle 157 pagine e una cosa è certa: non ci saranno altri supplementi di indagine perché, come ha spiegato il gip, «bisogna mettere un punto fermo». La difesa di Schwazer non ha dubbi: Alex è stato vittima di un complotto. Non la pensano così Fidal, Iaaf e l’agenzia mondiale antidoping (Wada) che nel processo, dove Schwazer è accusato di «frode sportiva», compaiono come parti offese. Per loro contano solo la positività al testosterone e la conseguente squalifica a 8 anni.
Da sempre l’avvocato di Schwazer, Gerhard Brandstaetter, denuncia una serie di errori, colpe, ombre e sospetti nella catena di eventi che ha portato i flaconi di urine da Racines (casa di Alex) a Colonia (sede del laboratorio antidoping). Qualcosa di strano è successo, come conferma anche il giudice quando scrive che «l’indagine ha evidenziato lacune nella custodia dei campioni». Ora la perizia mette nero su bianco i risultati di un lavoro scientifico che ha studiato le alte concentrazioni di Dna nelle provette (una è tre volte superiore all’altra) e il decadimento a cui sarebbero dovute andare incontro nel tempo (lo studio stima l’87% in meno in 12 mesi). Dati che non trovano riscontri tanto da portare il perito a concludere che «discordanze nella quantità (di Dna, ndr) dovranno trovare spiegazione con argomenti diversi dalla fisiologia dell’indagato». In aula si partirà da qui, poi sarà il giudice a decidere se questo è sufficiente a riscrivere la storia che abbiamo conosciuto fino a oggi. —
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