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Il Sassuolo fa la comparsa: a Roma una dura lezione

Stefano Aravecchia
Il Sassuolo fa la comparsa: a Roma una dura lezione

Non basta l'orgoglio di Berardi a salvare i neroverdi: pessimo approccio al match e fase difensiva imbarazzante

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ROMA «Non andremo a Roma per fare le comparse». Evidentemente i giocatori del Sassuolo non devono aver ascoltato le parole del loro tecnico De Zerbi alla vigilia della sfida con la Roma. Nei fatti è stato tutti il contrario: Sassuolo mai in partita (finchè è stata partita vera, s’intende), capace di incassare nel primo tempo quattro gol nel giro di 20 minuti, palesando una fragilità disarmante nella fase difensiva. Tutto troppo facile per la Roma che, grazie ad un primo tempo stradominato, è riuscita subito a mettere in ginocchio i neroverdi, molli e disattenti al punto da prendere un gol su corner e altri tre su azioni nate da altrettante palle perse. I giallorossi di Fonseca hanno rischiato solo su un palo di Defrel, che avrebbe portato il match sull’1-1. Ma sarebbe ridicolo attaccarsi a questo episodio per tentare di giustificare il tracollo dell’Olimpico. Perchè, oltre al risultato, il Sassuolo ha toppato sia sotto il profilo dell’approccio al match - cosa che avvenuta anche nel matchd’esordio a Torino - che della prestazione, reagendo solo a giochi fatti. Per tutto il primo tempo Berardi e compagni, schierati con un 4-3-1-2, hanno fatto il solletico ai padroni di casa trascinati da Pellegrini (tre assist e un palo per l’ex neroverde). Difesa ballerina nonostante l’innesto di Chiriches al centro (apparso arrugginito) e di Marlon sulla corsia di destra. Nel mezzo troppo larghe le maglie della compassata cerniera composta da Locatelli, Obiang e Duncan mentre davanti in rare occasioni Berardi è riuscito ad innescare le due punte Caputo e Defrel. Proprio da Berardi è arrivata l’unica nota positiva della giornata: sotto gli occhi del ct azzurro Mancini, il golden boy neroverde ha realizzato il gol della bandiera con uno strepitoso calcio di punizione. Prodezza balistica che, da fermo, non gli riusciva da ottobre 2015, contro il Milan. Sempre Berardi ha accorciato ulteriormente le distanze a metà ripresa, rendendo meno amaro il passivo e rinforzando il suo primato nella classifica dei cannonieri.

COLABRODO

L’anno scorso 60 gol incassati in 38 partite, quest’anno già 7 in 3 gare. La fase difensiva del Sassuolo continua a fare acqua in maniera preoccupante. Anche all’Olimpico gli avanti della Roma hanno fatto quel che hanno voluto: quattro gol, tre legni, un salvataggio sulla linea di Ferrari, almeno un paio di clamorosi gol divorati. Peluso ha sofferto le pene dell’inferno con Kluivert, schierato a sorpresa da Fonseca al posto di Zaniolo (mossa rivelatasi vincente), sull’altra corsia Marlon, adattato a terzino, non è riuscito ad arginare Kolarov e centralmente Chiriches e Ferrari hanno sbandato a più riprese. Nemmeno Consigli è stato esente da sbavature. Il centrocampo del Sassuolo, seppur muscolare, non ha fatto filtro, nè creato gioco. Sempre secondi su tutti i palloni i neroverdi e per gli attaccanti, di conseguenza, è stata dura riceverne di giocabili.

QUATTRO SCHIAFFI

Cristante, Dzeko, Mkhitaryan e Kluivert impacchettano il match con i loro gol tra 12’ e il 33’, approfittando del pessimo approccio alla gara dei neroverdi. Dopo l’1-0 il Sassuolo va ad un passo dal pareggio con il palo colpito da Defrel. La reazione dei neroverdi è tutta qui. Ad inizio ripresa la Roma colpisce due pali (con Pellegrini e Mancini) e una traversa con Dzeko inframezzati dalla perla su punizione di Berardi, che poi rende meno amaro il passivo timbrando con orgoglio il 4-2. Morale: Fonseca si aggiudica nettamente la sfida del calcio offensivo con De Zerbi, che deve trovare il modo di sistemare alla svelta la fase difensiva del suo Sassuolo. —

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