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Pazzo Mondiale a Doha, maratona di notte per sfuggire al caldo

dall'inviato

Venerdì al via le prove iridate Si fa il possibile per garantire un minimo di regolarità alle gare: dalle piste blu “riflettente”  persino a una “pillola elettronica”

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Giulia Zonca

doha. Quando passi dall’interno all’esterno gli occhiali si appannano, lo schermo degli smartphone si ricopre di condensa: effetto Doha dove la temperatura cambia di continuo perché dentro, in qualsiasi dentro, soffia il freddo di un’aria condizionata spinta al massimo e fuori ulula il deserto. Folate di caldo e sentore di sabbia.

«Scarsa visibilità, nebbia, polvere. Caldo relativo ma umidità in aumento», sono le previsioni di oggi e il «caldo relativo» viaggia comunque sopra i 40 gradi.

Il Mondiale di atletica che inizia venerdì sarà notturno e strano, imprevedibile, complesso, blu. Pista blu, perché l’italianissima Mondo, che le posa ovunque, l’ha scelta così da tempo e strade blu perché uno studio locale, unito alla tecnologia giapponese, hanno stabilito che il colore riflette il caldo invece di assorbirlo.

Solo che ricoprire tutti i percorsi di profondo blu era impossibile, già la città è un cantiere per i Mondiali del 2022, così si marcia e si corre sull’asfalto scuro e afoso. Gli operai immigrati sono al lavoro per piazzare i fari (altri gradi) e i nebulizzatori, tregua ogni duecento metri. Tra termometro in impennata, luci sparate negli occhi e deserto intorno, perdere la testa e il controllo della gambe diventa un rischio reale. In più il deserto è doppio, quello vero e pure quello emotivo: il pubblico delle ore piccole non sarà numeroso.

Le 50 km e le maratone partono a mezzanotte e siccome i due giorni peggiori, secondo il meteo, saranno i primi c’è pure un piano di emergenza per congelare marcia e 42 km femminili. È come l’evacuazione, la si prova senza alcun desiderio di metterla in pratica e anche solo l’ipotesi viene subito rimossa eppure in un cassetto esiste, come estremo rimedio: se la situazione supera il disagio e diventa pericolosa fermi tutti. Sarebbe la prima 50 km femminile, in pratica anche l’ultima perché poi uomini e donne passano alla 30 ed è in forse. Qualche federazione, non la nostra, ha persino testato una pillola elettronica che monitora le reazioni del corpo, ma la tecnologia verrà buona per Tokyo dove le Olimpiadi tra luglio e agosto annunciano umidità al limite dell’ingestibile. Doha alla fine fa solo da test per l’atletica al tempo del riscaldamento globale.

C’è un italiano che già da tre notti misura i gradi della strada, non è un atleta, è Sandro Damilano, guru della marcia e tecnico dei cinesi che ha calcolato 37 gradi all’una, 42 percepiti: «Il vento caldo, arriva in faccia, soffoca. È come marciare in una sauna». L’Australia sfrutta l’aiuto dei giubbotti refrigeranti da tenere addosso fino allo start: «però lo shock termico può condizionare. No, meglio abituarsi ed essere consapevoli che ci saranno sorprese. Ritmi lenti, difficile scappare. Vince chi regge, non chi ne ha di più».

L’Italia è appena arrivata, l’intera squadra partirà a scaglioni per restare il meno possibile e limitare l’impatto: «Scelte, ognuno cerca i propri rimedi e vedrete, entro le Olimpiadi, saranno pronti altri stratagemmi, come la canottiera che raffredda il sudore, era in studio ma servivano 50 mila euro. Per vincere a Tokyo qualcuno li spenderà».

Qui ne hanno spesi 80 milioni per l’aria condizionata nello stadio: dal basso, refrigera solo la pista e la tiene, in ogni punto, tra i 23 e i 25 gradi. Nel blu dipinto di blu. —

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