Verstappen ora tende la mano a Leclerc «Non lo detesto ed è bello sfidarlo in pista»
Formula 1: parla il pilota della RedBull. Velocissimo nelle libere a Sochi, ma sa già di partire con 5 posizioni di penalità
l’intervista
dall'inviato a Sochi
Stefano Mancini
In tv scorrono le immagini delle prove libere. Max Verstappen si specchia nello schermo, sorride e commenta così il suo miglior tempo di giornata: «Peccato per le 5 posizioni di penalità, mi toccherà fare la pole e partire sesto». La Honda ha deciso di cambiare i motori qui in Russia per presentarsi tra due settimane in perfetta forma in Giappone. «Nessun problema, questo è un circuito in cui si sorpassa», dice. Aggiunge un «buongiorno» in italiano e si siede. «Venivo spesso a correre sui kart in Italia, avrei imparato la lingua se non mi avessero sempre parlato in inglese».
Sapeva che a Sochi ha sempre vinto la Mercedes?
«Quest’anno potrebbe esserci un cambiamento: la Ferrari ha ottime probabilità di farcela».
Verstappen no?
«Non mi aspetto di vincere, salvo che succeda qualcosa, ma di essere tra i primi sì».
Il secondo posto in classifica generale è un obiettivo raggiungibile?
«Secondo, terzo o quarto non mi cambia nulla. O vinco il campionato o niente».
Dopo cinque anni in F1 non è mai stato in lotta per il titolo.
«Continuiamo a provarci. L’importante è essere competitivi già a inizio anno. Se cominci a diventarlo a metà stagione è troppo tardi».
Ha avuto contatti con Ferrari e Mercedes?
«Sto bene qui ma uno può guardarsi intorno. Ci si parla nel paddock, per amicizia e non solo per lavoro. Vediamo».
Altra voce: Vettel vorrebbe tornare in Red Bull.
«Sì, l’ho sentita anch’io. Non so che cosa voglia fare Seb, ma dopo aver vinto a Singapore è felice in Ferrari».
Lunedì lei compirà 22 anni...
«Sto invecchiando!».
Leclerc li compirà due settimane dopo. Si dice che il futuro della F1 è vostro. Condivide?
«Non c’è solo Charles. Una generazione di giovani piloti sta entrando o è già in F1. In quattro o cinque anni Seb e Lewis si ritireranno. Charles lo ricordo dai kart, è sempre stato veloce».
A volte siete entrati in rotta di collisione, diciamo così.
«È normale quando l’ambizione di arrivare in F1 è così forte».
È vero che vi detestate?
«No. Abbiamo raggiunto entrambi la categoria più alta, ci rispettiamo e stimiamo. In Austria e Inghilterra abbiamo duellato con durezza, il pubblico ha apprezzato».
Il regalo che le piacerebbe ricevere per il compleanno?
«Non ho bisogno di nulla. Un brindisi va più che bene».
E che cosa donerebbe a Leclerc?
«La mia ala posteriore, così si abitua a guardarla (scoppia a ridere)».
Quando ha capito di avere un talento superiore?
«Non sei tu a capirlo, sono gli adulti che ti seguono. A me interessava solo correre e cercare di vincere: sono stato fortunato a riuscirci tante volte. Per il resto chieda a mio padre».
Papà le dà sempre consigli?
«Anche. Parliamo di qualunque cosa, corse, macchine, della vita in genere».
C’è una gara che le piacerebbe vincere?
«Ce ne sono tante».
Monza?
«Sì, ma solo se guidassi una Ferrari». —
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