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Petric e Kovacevic, ecco gli uomini d’oro

Fabio Rossi
Petric e Kovacevic, ecco gli uomini d’oro

Nemanja trascina la Serbia, Uros premiato come “mvp” Per Urnaut ancora un argento. Francia non basta Ngapeth

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“Nema Petric, nema problema”, era questo lo slogan in voga a Modena qualche anno fa, uno slogano tornato prepotentemente d’attualità nelle ultime settimane, da quando cioè l’ex capitano della Dhl ha rivestito i panni di capitano della Serbia, trascinandola al trionfo nei Campionati Europei 2019.

Dopo un primo set da quasi “non pervenuto” (come tutti i compagni, del resto), l’uomo che ereditò in gialloblù, non a caso, la maglia numero 4 che fu di Franco Bertoli a Parigi si prende la copertina della finale contro la Slovenia e trascina gli uomini di Belgrado a una storica impresa: per lui 12 punti, con 1 muro e 2 ace, tra cui il punto della vittoria.

È anche e soprattutto grazie a Nema che la Serbia ribalta l’inerzia di un match iniziato con la Slovenia (25-19) in versione “ghost busters”, cioè abbatti Russia e Polonia.

Erano in tanti a Modena ad attendere la sfida tra i due ex posti 4 gialloblù: sì, perché oltre a Petric, dall’altra parte della rete, in campo c’era un gladiatore, cioè Tine Urnaut, protagonista di una rassegna continentale strepitosa. Non è stata però la serata della squadra guidata da Giuliani e nemmeno di Urnaut: 10 i punti a referto, ma solo 8 su 29 in attacco, per un 28% che non poteva cambiare le sorti della sfida. Per lui un altro argento continentale. Un grande Nema, nella Serbia, ma anche un altro ex Modena in cattedra e alla fine premiato come Mvp: Uros Kovacevic. L’uomo che disegna traiettorie incredibili in attacco si è preso la scena per sé e ha esibito alla fine “un bel 20” (15 su 31 e 48% in attacco) con 4 muri e 1 ace, che ne ha fatto il top scorer del match.

Chi non c’era in campo nell’ultima giornata dell’Europeo, sempre rimanendo in chiave gialloblù, era Ivan Zaytsev che con l’Italia era uscito di scena nei quarti, senza nemmeno arrivare così nella capitale. Per lo Zar un match, quello perso con la Francia, difficilmente giudicabile visto il cambio di ruolo in corsa da posto 2 a zona 4. Se Zaytsev e gli azzurri possono almeno consolarsi con la qualificazione ai Giochi di Tokyo, che avevano già conquistato in precedenza, a rimanere a mani vuote è stato Earvin Ngapeth: lui, come sempre, ha giocato un gran match in semifinale contro la Serbia, ma stavolta a tradirlo è stata la sua Francia che proprio a Parigi, davanti al suo pubblico, ha poi perso anche la finalina per il bronzo contro la Polonia. —



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