Tutti gli occhi su Conte Solo il Trap vinse alla Juve e poi all’Inter
Amato e temuto: il protagonista stavolta è in panchina Domani sera in palio l’orgoglio. E un primo pezzo di scudetto
Era già la madre di tutte le partite, ma ora c’è anche il padre. Quello più amato, temuto e discusso, capace di trasformare l’ennesimo capitolo dell’infinito romanzo Juve-Inter in un evento unico e speciale, perché Antonio Conte è fatto così: o tutto o niente. E anche per questo il nuovo tecnico nerazzurro, che ha vinto ogni trofeo possibile in bianconero prima da giocatore e poi da allenatore, sarà l’uomo più osservato dai 22 calciatori in campo, dai 75mila spettatori sugli spalti di San Siro e dal miliardo di telespettatori che domani sera faranno da cornice al Derby d’Italia numero 236.
Una sfida nella sfida per Conte, che si ritrova per la prima volta da avversario di quel mondo che l’ha trasformato in un totem juventino ed ora se lo ritrova alla guida della nemica storica. Sono passati cinque anni da quel divorzio traumatico del luglio 2014, ma il tempo sembra essersi fermato a quel pomeriggio estivo di Vinovo e da lì riprenderà il filo di un duello che si annuncia incandescente.
Non c’è solo uno scudetto in palio, anche se il big-match di Milano arriva troppo presto per dare sentenze definitive, ma qualcosa di più grande e significativo: l’orgoglio. Ecco perché dal presidente Andrea Agnelli all’ultimo tifoso bianconero il pensiero è unico: questa è la partita che nessuno vuole perdere e allo stesso tempo vincere ad ogni costo. Per sorpassare la capolista Inter in classifica, certo, ma anche e soprattutto per dare un colpo duro alla fierezza di uno che si nutre di adrenalina, passione e pallone.
Il Conte è in sospeso e chissà se l’ex ct della Nazionale si caricherà ripensando al suo passato. Da rivale della Juve vanta due precedenti nefasti (5-1 nel maggio 2007 con l’Arezzo in Serie B e 5-2 nel novembre 2009 con l’Atalanta in A) e ricordi agrodolci da tecnico bianconero contro l’Inter. Nell’ottobre di otto anni fa vinse 2-1 a San Siro (gol di Vucinic e Marchisio) nella notte che gli regalò la prima vetta della classifica, mai più mollata fino alla conquista del primo scudetto del ciclo bianconero, mentre la prima sconfitta nel massimo campionato arrivò alla 49ª panchina nel novembre 2012 proprio contro i nerazzurri (3-1 allo Stadium). Ora si apre una nuova era e nel mirino Conte ha già un record speciale: solo Helenio Herrera, nel 1966, vinse le prime sette partite iniziali alla guida dell’Inter.
Farcela proprio contro l’Inter varrebbe doppio, ma le motivazioni non mancano per caricare l’ambiente e una squadra nella notte più attesa. Conte non è il primo ex juventino ad allenare nella Milano nerazzurra: il primo fu l’ungherese Viola novant’anni fa e uno degli ultimi porta a Marcello Lippi (che perse due volte su due contro i bianconeri), mentre l’unico a vincere almeno un trofeo sulle due panchine finora è stato Giovanni Trapattoni.
Il suo passaggio dalla Juventus all’Inter fu diretto nel 1986, con il ritorno a Torino nel 1991, ma meno rumoroso di quello di Conte. L’allievo in questo ha già superato il maestro, adesso però c’è tutta un’altra storia da scrivere. —
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