Magnanelli, Acerbi, Allegri, Missiroli, Sensi: l’ultimo tributo a Squinzi dei suoi “figli” neroverdi
Il gotha dello sport italiano in Duomo per l'ultimo saluto al Dottore
MILANO. Il gotha dello sport italiano si è ritrovato in Duomo. Occhi ancora gonfi di lacrime per tutti i dipendenti e i tesserati del Sassuolo, guidati dall'ad Giovanni Carnevali, dal presidente onorario Carlo Rossi e dallo storico dirigente Remo Morini. Squinzi era il patron del club ma per alcuni anche un padre putativo.
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Ad esempio per Max Allegri, a cui Squinzi ha dato la prima possibilità da allenatore venendo ricompensato con la promozione in B: «Per me è un grande dolore - si è limitato a dire Allegri accompagnato dal diesse del Sassuolo Giovanni Rossi. Di lui ho un ricordo importante, incancellabile». A proposito di indimenticati ex neroverdi, a dare l’addio al Dottore c’erano anche Eusebio Di Francesco, l'uomo della promozione in A e dell’Europa, e Nereo Bonato, il direttore sportivo che ha ideato il progetto Sassuolo, presente a Milano con Gian Marco Remondina, uno dei primi allenatori assunti da Squinzi. Tanti i presidenti, da quello della Lega Serie A, Gaetano Miccichè al numero uno della Sampdoria Massimo Ferrero fino all'ex proprietario della Fiorentina, Andrea Della Valle.
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Tra i dirigenti che con Squinzi hanno fatto affari l'ad dell'Inter Beppe Marotta («Aveva un grande senso di imprenditorialità e competenza nell'andare a scegliere le persone: ha ottenuto risultati straordinari. Era legato ai suoi ragazzi come un padre di famiglia»), con il ds Piero Ausilio, il responsabile dell'area tecnica della Juventus Fabio Paratici, il dg dell'Atalanta Umberto Marino, il club manager della Fiorentina Giancarlo Antognoni e l'ex uomo mercato del Milan Ariedo Braida. A proposito di Milan: in rappresentanza della squadra del cuore di Squinzi c’erano Franco Baresi e Daniele Massaro. Anche il mondo del ciclismo ha voluto omaggiare mister Mapei con tre illustri personaggi: il presidente della FederCiclismo Renato Di Rocco e gli ex campioni Ivan Basso e Paolo Bettini.
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I SUOI “FIGLI”
Tanti anche i giocatori che lo hanno avuto come patron: Francesco Acerbi, Alessandro Matri, Stefano Sensi, Matteo Politano, Kevin Prince Boateng, Simone Missiroli e Alberto Pomini. «È una grossa perdita per tutti, per noi era come un padre perchè il Sassuolo è una grande famiglia» - così Sensi, ora all’Inter. Ricche di significato anche le parole di Acerbi, legatissimo al patron anche per aver condiviso la lotta contro la malattia:«Dovevo esserci perchè il dottore è una persona di valore. Ho pianto quando ho saputo della sua scomparsa. Mi è stato vicino nei momenti bui, ho cercato di stargli vicino anche io per quello che è stato possibile, non potevo mancare.
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Mi impressionava l'umiltà che aveva e la chiarezza con la quale diceva le cose. Non ha mai alzato la voce, quelle poche parole che diceva erano ben chiare. Non voleva che andassi alla Lazio - aggiunge Acerbi che ha avuto un permesso dal ct Mancini per raggiungere il ritiro della Nazionale a Coverciano - ma come un padre che lascia andare il suo figlio, mi ha fatto partire». Infine Missiroli, l’autore del gol della storica promozione in serie A il 18 maggio 2013, compleanno di Squinzi: «Quel giorno credo di avergli fatto il più regalo possibile» - ha ricordato ieri il “Missile” con la voce rotta dall’emozione.
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«ERA AVANTI ANNI LUCE»
Per quanto riguarda la prima squadra l’unico giocatore del Sassuolo a parlare è Magnanelli, il capitano: «Con Squinzi abbiamo diviso tanto momenti, soprattutto belli. Ci ha lasciato un grandissimo presidente, che nella gestione vedeva avanti anni luce, quello che ha fatto la differenza con noi. Ci ha aiutato tanto nei momenti difficili, con la vicinanza, senza mai alzare la voce. Per la mia crescita personale e calcistica è stato fondamentale. Adesso -
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