“Giangio” si racconta, da promessa del canottaggio a fuoriclasse sotto rete
Almeno 300 persone a Formigine ad applaudire l’attuale tecnico della Leo Shoes: «La pallavolo? E dire che nel canottaggio ho vinto 79 gare su 80...»
FORMIGINE. «Appena nato ero troppo lungo per entrare nella culla, e i miei genitori dovettero risolvere la situazione ampliandola con dei cuscini».
Una vita da record sin dall’inizio, una vita per lo sport: dal canottaggio, al calcio, alla pallavolo. Non c’è ospite più rappresentativo per la rassegna “Gente di sport” di Andrea Giani, che mercoledì sera ha riempito il loggiato del Castello di Formigine, con almeno trecento persone. Fin da quando Andrea è bambino, il padre Dario gli trasmette la passione per il canottaggio. Tutto inizia quando, a 4 anni, una broncopolmonite lo costringe in un letto di ospedale per 10 mesi: «Non potendo fare il bagno in mare, ho iniziato ad andare in barca con mio padre. Da lì è nato tutto».
Sono anni di vittorie e di record quelli del canottaggio; Giani prende infatti parte a 80 gare, perdendone solo una. «Ho perso - dice - perché pensavo di essere arrivato al traguardo, invece avevano spostato il punto di arrivo».
Anni di sacrifici che gli insegnano lo spirito con cui affrontare le competizioni: «Ho sempre praticato lo sport da agonista sprecando tante energie, ma è proprio questo che mi dà la carica. Entro in palestra col sorriso e quando esco a volte sono arrabbiato, ma consapevole di aver dato il massimo».
E a dimostrare che dà sempre il massimo, soprattutto nella pallavolo, sono i titoli: 5 scudetti, 5 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 2 Coppe dei Campioni, 3 Coppe Cv, 3 Challenge Cup, 2 Supercoppe europee, 1 Campionato mondiale per club. E poi con la nazionale: 3 campionati mondiali, 4 campionati europei, 7 World League, una Coppa del mondo, una Grand Champions Cup, un World Top Four, un World super challenge e un Goodwill Games. Anche da allenatore ha ottenuto numerosi risultati, tra cui 2 argenti agli Europei. Non a caso, Giani è uno dei due pallavolisti italiani inseriti nella Volleyball Hall of fame.
È appena un ragazzino quando inizia a praticare contemporaneamente calcio e pallavolo: «Non sapevo cosa fosse un pallone - sorride - o cosa fosse un gioco di squadra. Per un anno ho praticato entrambi gli sport e, a volte, mi capitava di confondermi, di fare delle mosse da calcio nella pallavolo e viceversa. Dopo un anno, ho deciso di dedicarmi solo al volley».
A 13 anni gioca nel campionato juniores, in serie D e si allena con la serie A: «Mi dicevano che non studiavo mai, ed era vero. Ma non avevo tempo, mi svegliavo ogni mattina alle sei per riuscire a fare tutto. Devo ammettere che mi sono divertito molto».
A 15 anni entra nel Parma, giovanissimo: sono gli ‘80, anni di grandi incontri col Modena. «Se quando si veniva a Modena spesso si finiva male, dagli anni ’90 abbiamo iniziato a vincere noi. Ricordo che la pressione era alle stelle, arrivavamo un’ora e mezza prima della partita e già partivano i cori dei tifosi del Modena».
Modena in cui arriva a giocare pochi anni dopo, innamorandosene immediatamente: «A quei tempi era sicuramente la più grande realtà pallavolistica. Modena vive in maniera viscerale la pallavolo, ci sono proprio le emozioni che scorrono». Un amore, quello per Modena, che non ha dimenticato ed è per questo che ha deciso di tornare da allenatore. Con idee chiare: «Qui si gioca solo per vincere».—
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