Il ds della Ferrari e la F1 del futuro «No a macchine tutte uguali»
Il direttore sportivo Mekies: «Cerchiamo il dialogo per evitare il diritto di veto» E sui progressi della Rossa: «Mercedes ancora davanti, ma ora ci siamo»
dall'inviato
Jacopo D’Orsi
SUZUKA. «Sarebbe un peccato ricorrere al diritto di veto», dice Mattia Binotto, team principal Ferrari. Il tifone Hagibis almeno a Suzuka non ha fatto danni, ma in F1 dopo la tempesta non c’è la quiete: restano meno di 20 giorni per definire le regole 2021 e l’intesa è lontana. Ross Brawn, responsabile sport di Liberty Media, è stato chiaro: «Il 31 ottobre si decide». A favore ci sarebbero solo McLaren, Williams, Renault e Alfa-Romeo: ne parliamo nell’hospitality della Rossa con il ds Laurent Mekies, 42 anni, ex Minardi e Fia, insieme a Enrico Cardile (aerodinamica), Enrico Gualtieri (power unit), Gianmaria Fulgenzi (fornitori) e Simone Resta (telaio, da novembre) tra i pilastri Ferrari, secondo definizione di Binotto.
Mekies, cosa non vi piace delle nuove regole?
«Non vogliamo macchine uguali, non c’entrerebbero nulla con il Dna della F1».
C’è il rischio che la Ferrari possa andarsene come minacciava Marchionne?
«Non sta a me dirlo. Abbiamo scelto la via del dialogo e della collaborazione, poi le posizioni possono essere diverse».
Brawn vuole una F1 incerta e sostenibile.
«Ben vengano i duelli, se ci si può arrivare senza auto standard siamo aperti a tutto».
Anche al limite di budget?
«Noi stessi abbiamo presentato proposte per ridurre i costi».
E l’idea della «sprint-race» al posto delle qualifiche in alcune gare, con griglia invertita rispetto alla classifica, che potrebbe già essere provata nel 2020 in Francia, Belgio e Russia?
«L’unica cosa che non vogliamo è che la F1 diventi una Gp1».
Torniamo in pista: qual è la stata la chiave della svolta Ferrari da agosto in poi?
«La combinazione di tante cose, difetti trovati ed eliminati. Il pacchetto portato a Singapore ha dato un netto miglioramento».
Siete diventati il riferimento?
«Quello resta Mercedes».
Nel 2020 partirete almeno alla pari?
«Dopo tanti Mondiali saranno ancora loro la squadra da battere, ma colmare il gap è finalmente un obiettivo concreto».
Vettel e Leclerc non si sopportano più?
«Mi creda, insieme lavorano benissimo».
Poi però arrivano gli ordini di scuderia e come a Monza o a Sochi sono guai...
«Abbiamo deciso di gestire questa relazione perché pensiamo che alla lunga porti più punti al team. Bisogna migliorare anche lì».
Tre mesi fa lei definì Vettel il motore Ferrari: è ancora così o Leclerc lo ha superato?
«Abbiamo due motori incredibili, un piacevole problema da gestire. Sebastian è al centro del progetto, ci dà tanti punti di riferimento anche quando non è il più rapido. Charles sta esplodendo: non è solo velocità ma capacità di sentire la macchina, di interpretarla».
Nel 2020 sarà in grado di lottare per il Mondiale?
«Lo sarebbe stato già quest’anno».
Lei guida la Driver Academy: dopo Leclerc, il prossimo ad arrivare in F1 sarà Schumacher Jr?
«Charles è un orgoglio enorme anche per questo. Mick ha vinto la F3 e una gara all’esordio in F2, l’anno prossimo ce l’aspettiamo al vertice. Lavora più della media, vuole capire ogni dettaglio, "sente" la macchina come un pilota più esperto: va lasciato crescere».
E Giovinazzi, altro giovane di famiglia Ferrari ora all’Alfa Romeo?
«Non è facile tornare dopo uno stop, nella seconda parte di stagione sta facendo grandi progressi. Anche a lui va data la chance di crescere». —
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