Paracadutista diffidato e denunciato per invasione di campo
Secondo la Digos l’atterraggio è stato intenzionale Il 36enne milanese, interista, colpito anche da Daspo come se fosse un tifoso
Denuncia per invasione di campo e Daspo. Nel giro di 48 ore sono arrivate le conseguenze penali nei confronti di Antonio Marino, 36 anni di Milano, il paracadutista protagonista del fuori programma di domenica scorsa al Mapei Stadium. Durante il match Sassuolo-Inter il giovane era piovuto dal cielo atterrando a pochi metri dal cerchio del centrocampo, sul lato della tribuna est, tra lo stupore generale e gli applausi dei tifosi ai quali il paracadutista - che indossava un casco nerazzurro - ha risposto inchinandosi. Il caso ha voluto che in quel momento i giocatori fossero tutti nell’altra metà del campo, in attesa che Lukaku calciasse un rigore. L’uomo in tuta alare, con paracadute d’emergenza al seguito, è stato portato via dagli steward in pochi secondi. Nessuna conseguenza di rilievo, quindi, neppure l’interruzione della partita che già era in stallo, se non la constatazione che l’episodio - mai avvenuto in precedenza - ha messo in evidenza un vulnus nel sistema di sicurezza. È bastato un esperto dell’aria, decollato dal Campovolo distante appena un chilometro e lanciatosi da 4.200 metri d’altezza, per eludere l’imponente protocollo che, come ogni domenica, ha schierato al Mapei 140 uomini delle forze dell’ordine, tra questura, carabinieri e Guardia di Finanza. Certo nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto, per il semplice motivo che non esistono precedenti: è la prima volta che la “minaccia” - ammesso che così la si possa definire - arriva da 4.200 metri d’altezza. “Minaccia” costata al paracadutista milanese sanzioni e procedimenti amministrativi pensati per gli ultras più sfegatati.
Nell’immediatezza del fatto Marino ha fatto mea culpa, affermando che non si è trattato di un gesto intenzionale. «Sono finito fuori traiettoria dopo una serie di manovre acrobatiche, mi sono diretto verso la prima superficie sicura e quando ho realizzato che era uno stadio era troppo tardi», ha dichiarato. La Digos della polizia, che lo ha ascoltato a lungo, non gli ha creduto: l’esperienza del 36enne (con oltre 900 lanci in un decennio) ed il suo essere un tifoso dell’Inter (sui social ha condiviso pagine Fb come “Pazza Inter amala”, “Inter Girls”, “Inter Fuorigioco” e la pagina ufficiale del Club), anche se pare non un frequentatore di stadi (piuttosto un amante degli sport, compresa la bici da corsa e la subacquea) hanno fatto propendere per il gesto dimostrativo volontario: «Noi abbiamo raccolto elementi di responsabilità per il reato di invasione di campo», ha dichiarato il capo di Gabinetto Domenico De Iesu, mentre il Daspo (di 3, 5 o 10 anni) è stata un’iniziativa del questore Antonio Sbordone “in quanto l’azione portata a termine poteva arrecare grave rischio per l’incolumità del pubblico e dei calciatori”. —
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