Conte mastica amaro per il sorpasso fallito e chiede aiuto a Zhang «Servono rinforzi»
Per il primo anniversario da presidente Steven Zhang sognava la riconquista del primato. Sembrava facile, il regalo: dopo il pari della Juve, bastava battere un Parma che in trasferta non segnava da 195’ ed era senza i due centravanti e Bruno Alves. Come non detto. L’omaggio per Mr. Suning jr è stato un corso di 90’ più recupero per rammentargli come l’Inter possa ancora essere pazza o almeno incapace di imporsi su rivali più modeste.
Deluso e provato, Conte si è presentato al primo giro di interviste un’oretta dopo il match. Indigeribile, l’enorme chance persa di tornare in testa. «Mi viene difficile rimproverare qualcosa ai miei – ha detto -. Non abbiamo giocato bene il 1° tempo, regalando due gol per disattenzioni, ma nella ripresa c’è stata intensità e qualità. Ma è la terza partita in sei giorni e giocano gli stessi. Diventa difficile, con una rosa ridotta ai minimi: non sono sereno. Sono preoccupato. Ci aspettano altre 4 partite ravvicinate, fin da martedì a Brescia». Sensi, D’Ambrosio e Sanchez non ci saranno. Chissà Vecino. Il problema, poi, è che chi dovrebbe dare fiato ai titolari, come ieri Bastoni e Biraghi, non è una certezza. E se poi sbaglia in modo grossolano anche gente come Brozovic e Godin, diventa dura.
Contro il Parma, peraltro, l’Inter ha avuto la fortuna di sbloccare la sfida dopo 22’ tristi con una doppia deviazione di Kulusevski e Dermaku su tiro di Candreva. Poteva costruire su quella carambola un successo d’oro e invece in 4’ ha subito l’uno-due devastante dall’ex Karamoh e da Gervinho dal quale si è ripresa solo in un veemente avvio di ripresa. Le ha fruttato il 2-2, dopo una Var durata 4’ per capire che Dermaku teneva in gioco Candreva, autore dell’assist a Lukaku. Poi è tornata a ruminare calcio improduttivo. Stanca di gambe e di testa. Ma il Parma, a Milano con soli 17 uomini, stava persino peggio. E invece la pulizia di Scozzarella, il talento del 2000 Kulusevski, la velocità di Karamoh e Gervinho hanno fatto la differenza. Più non le venivano le cose e più l’Inter s’innervosiva e Conte si agitava, con Godin che incassava male il cambio. Con 40’ da giocare dopo il pari è mancata la lucidità per coronare il ribaltone. E il tecnico s’è incupito. Gennaio però è lontano. E dietro l’angolo ci sono tre trasferte: Brescia, Bologna e Dortmund. —
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