Il Sassuolo e lo strano caso di Filip Djuricic
Una carriera di alti e bassi per un grande talento mai in grado di esplodere. E, dopo il lungo infortunio, ecco 2 gol in 2 partite
SASSUOLO. Lo strano caso di Filip Djuricic. Potrebbe essere il titolo di un film di Kusturica o di un libro di un autore slavo, è, più semplicemente, la parabola della carriera di un trequartista serbo. Partito alla grande, trafila delle giovanili serbe dall’Under 16 all’Under 21 e nazionale maggiore conquistata giovanissimo a soli 20 anni, maglie prestigiose (Benfica, Southampton, Anderlecht), poi una lenta discesa coincisa con l’arrivo in Italia. Così così a Genova sponda Sampdoria, sei mesi a Benevento con De Zerbi e l’approdo a Sassuolo per rilanciarsi. Qualche buona partita (alcune anche buonissime) ma anche tante altre gare un po’ abuliche lo hanno fatto retrocedere nelle graduatorie di merito neroverdi. Un’estate da oggetto misterioso (tra acciacchi e infortuni nemmeno un minuto in amichevole per lui), mentre il Sassuolo cambiava pelle e a occupare il suo ruolo teorico arrvavano i vari Traorè e Defrel. Una convocazione dopo le prime gare, una seconda nella sfida contro l’Inter dove De Zerbi lo inserisce quando la frittata sembra cotta e mangiata. E lì Djuricic capisce che le occasioni rischiano di essere poche quest’anno e coglie l’attimo: gol, giocate e l’incredibile pareggio a quota 4 solo sfiorato. A fine gara De Zerbi sentenzierà: “Se Djuricic gioca così starà meno tempo seduto vicino a me in panchina o sopra di me in tribuna e più tempo in campo”.
Detto fatto, a Verona arriva la prima gara dal primo minuto condita dal secondo gol consecutivo, questa volta decisivo. De Zerbi continua sulla linea tracciata: “Ora Djuricic non deve abbassare la guardia” e lo stesso serbo conferma: “So che il mister ha ragione e che devo continuare così”.
In pratica in una partita intera giocata tra lo spezzone con l’Inter e l’oretta in campo al Bentegodi, Djuricic ha già messo a segno metà dei gol dell’intera stagione passata (2 contro 4) e dà la sensazione di avere tutto per tornare a essere il giocatore che aveva scalato il calcio che conta nei primi anni dieci.
Ora deve prima di tutto crescere come tenuta (la sostituzione dopo un’ora è stata dettata anche da un calo fisico oltre che da una piccola botta) e magari mercoledì potrebbe cominciare dalla panchina, ma un giocatore co e lui può essere un’arma micidiale anche a partita in corso, considerando le sue caratteristiche di incursore da piedi buonissimi e di fantasista sopraffino. Tutto questo quando non si perde e non finisce per calare la tensione. Perchè altrimenti, di posto a sedere vicino a De Zerbi, ce n’è fin troppo. —
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